Consegnato alla storia il movimento politico “Con”, il sindaco di Taranto si guarda intorno. Osserva con interesse il dinamismo comunicativo di Silvia Salis: primo cittadino di Genova. L’Ilva è un gancio. La canzone di Andrea Bocelli una sorta di manifesto politico
Sembra una canzone di Andrea Bocelli e, invece, si tratta delle peripezie politiche del Movimento politico “Con”. Un partito in movimento, ma non si sa ancora verso dove. In cammino per Santiago, forse, nonostante un certo immobilismo manifesto. “Con te partirò/Su navi per mari/Che, io lo so/ No, no, non esistono più”/, ripete a se stesso il sindaco di Taranto. E, in coro, gli fanno eco i quattro consiglieri comunali Con-sanguinei di questa legislatura: Galiano, Mele, Mignolo e Vozza. Si tratta di una vicenda finita, bella o brutta che sia stata, ma ai titoli di coda. Con-segnata, ormai, ai libri di storia scritti in lingua pugliese: tra un fonema e un piatto alle cime di rapa.
Trovare una nuova casa in quel rompicapo senza fine rappresentato dal centrosinistra italiano è, tutt’altro, che semplice. Un’operazione ai limiti dell’impossibile. Nel PD sai come entri; ma nessuno garantisce, eventualmente, in quali condizioni potresti guadagnare l’uscita. AVS è un equivoco, l’imbarazzo che si manifesta ad ogni piè sospinto. Basti vedere l’inazione amministrativa dell’assessore Gravame, le sue contorsioni programmatiche, per rendersene conto. Del Movimento Cinque Stelle, neanche a parlarne. Vivono sulla luna pur essendo, in larghissima parte, terra terra. “Casa Riformisti” è l’ennesimo tranello ordito da Matteo Renzi: un guitto invecchiato, che non fa più ridere nonostante la somiglianza a quel comico inglese.
Cosa resta fuori? Resta fuori qualcosa che ricordi “Con” non essendo “Con”. Il civismo con le sue reti a strascico. Il sindaco di Genova, Silvia Salis. Il primo cittadino ligure senza tessera di partito, semplicemente progressista. La vera alternativa ad Elly Schlein per concorrere, da sinistra, a Palazzo Chigi. L’Ilva è un gancio. Il punto di saldatura tra Genova la superba e Taranto l’indolente. Bitetti, furbescamente, l’ha capito. Per questo sente spesso l’ex martellista olimpionica. Chiede di far parte della sua squadra, qualora si dovesse decidere di marciare su Roma. Prepara il cambio di denominazione del suo gruppo politico di riferimento in Consiglio comunale. “Paesi che non ho mai/Veduto e vissuto con te/Adesso, sì, li vivrò/”. Sono solo canzonette. La politica dei nostri giorni.


