di Rosa Surico
La precarietà lavorativa, il disagio economico, la solitudine e le disuguaglianze sociali sono lo spauracchio della salute mentale tra le persone. Un fenomeno sociale molto complesso e in aumento soprattutto al Sud
“Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura“. Cantava così Cristicchi nel 2007 nella canzone vincitrice di Sanremo: ti regalerò una rosa. È Antonio che scrive una lettera e fa un’ accusa precisa. Malattia mentale significa alienazione, alle spalle una vita non agiata. La rosa, un barlume di speranza per la sua amata fino alla disillusione totale, alla luce in fondo al tunnel che si spegne e il suo triste epilogo.
“Caro diario, mi chiamo G. A. e sono nato in Campania. Sin da ragazzino, facevo il venditore ambulante. Vivo a Taranto. È la mia storia di “alcool e solitudine” durata decenni”
Ma è il 25 marzo del 2005, decide di darsi una possibilità, di darla alla sua vita iniziando un percorso che oggi, dopo più di vent’ anni gli regala lunghe passeggiata sul lungomare Vittorio Emanuele e respiri, respiri che sanno di brezza salata e gioia di vivere ritrovata. Una rosa in regalo alla sua vita, come scriveva Antonio nella lettera a Cristicchi. È una storia di coraggio e rinascita che prossimamente racconteremo per intero.
Queste sono solo alcune delle sue parole a testimonianza di un’ evidente correlazione tra povertà e malattie mentali.
Il prossimo 11 febbraio, la Caritas, in occasione della Giornata mondiale del malato, terrà una tavola rotonda pubblica presso il TH Roma – Carpegna Palace Hotel. Verrà presentato il rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”.
La precarietà lavorativa, il disagio e la solitudine sono lo spauracchio della salute mentale tra le persone. Un fenomeno sociale molto complesso.
Dati epidemiologici e studi di sorveglianza delineano un quadro chiaro del disagio mentale in Italia, mettono in luce il ruolo centrale dei determinanti sociali della salute e l’impatto delle diverse forme di povertà e disuguaglianza.
Nuove generazioni, donne, persone con esperienza migratoria il bersaglio del peggioramento strutturale della salute mentale dei nostri giorni.
“Lo studio segnala inoltre profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi di salute mentale e ai servizi integrati, insieme al progressivo definanziamento del settore e all’indebolimento dei presìdi territoriali, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. In questo senso, la salute mentale si conferma una vera e propria cartina di tornasole delle disuguaglianze sociali e geografiche che attraversano l’Italia” scrive la Caritas.
Solo l’ ascolto diretto delle storie fa emergere quello che spesso viene omesso nelle statistiche ufficiali.
Sono importanti le biografie delle persone, i loro percorsi di vita e le risposte che dovrebbero essere date dal sistema pubblico dei servizi.
Quello che emerge invece è un quadro di disuguaglianze territoriali nelle aree più fragili del paese dove troviamo la Puglia. Il rapporto Caritas del 2025 (basato su dati 2024) fotografa una Puglia in uno stato di crescente povertà cronica. Sono aumentate le famiglie con figli e degli anziani soli in difficoltà. Il lavoro precario o in nero non garantisce più una vita dignitosa, spingendo sempre più nuclei a chiedere aiuto.
In Puglia e Basilicata sono aumentati i centri Caritas e degli assistiti, è allarme nel Mezzogiorno.
La nuova fascia di poveri italiani adulti va dai 45 ai 54 anni, disoccupati o con lavori precari.
In Puglia, circa il 10,9% della popolazione ha rinunciato a cure mediche, evidenziando una grave carenza sanitaria. Già con questo rapporto sulla povertà, la Caritas ha dimostrato un quadro desolante della situazione. La dimostrazione, attraverso il nuovo rapporto,che il nesso tra povertà, disuguaglianze sociali e malattie mentali, è reale, non fa smettere di suonare la sirena d’ allarme per un paese dormiente come l’ Italia.
“I matti sono punti di domanda senza fraseMigliaia di astronavi che non tornano alla base. Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al soleI matti sono apostoli di un Dio che non li vuole“
Canterebbe Antonio.
Ma G. A. risponde con gli stessi versi in finale di canzone
“Questa è malattia mentale e (non?) esiste cura. Sorprenditi,si può ancora volare“



