di Armando De Vincentiis
Se la chiave del metodo scientifico apre la porta della realtà, non è per un miracolo o per una convenzione sociale. La verità non è un’invenzione dell’uomo: è il momento in cui la nostra combinazione logica coincide con la struttura della natura
Esiste un malinteso comune che tende a separare nettamente la Scienza dalla Filosofia, come se fossero due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. In realtà, il loro rapporto è molto più simile a quello che intercorre tra una partita di calcio e il suo regolamento: la Scienza è l’azione dei giocatori in campo, il talento, la forza bruta dei dati; la Filosofia è la Federazione che ha stabilito le regole, i confini del rettangolo di gioco e i criteri per decretare un vincitore.
Troppo spesso si pensa che il metodo scientifico sia una “costruzione umana” arbitraria, una scelta culturale tra le tante possibili. Ma la realtà ci suggerisce qualcosa di molto più profondo: il metodo non è stato inventato, è stato scoperto.
Immaginiamo la natura come una cassaforte blindata che custodisce le leggi dell’universo. Questo lucchetto non risponde a comandi casuali o a opinioni personali. Esiste una combinazione precisa per aprirlo, e noi non l’abbiamo decisa a tavolino dopo una riflessione astratta; l’abbiamo trovata procedendo per tentativi, errori e necessità logica.
Quando filosofi come Popper o Laudan hanno definito cosa rende “valida” una teoria, non hanno espresso un gusto personale. Hanno scoperto le leggi della razionalità: hanno capito che se un numero nella combinazione non fa fare “clic” al meccanismo (la smentita dei fatti), quel numero va scartato. La filosofia ha scoperto che la strada più diretta e meno ingarbugliata per far scattare la serratura è quella che moltiplica meno le ipotesi inutili (il Rasoio di Ockham).
Se la chiave del metodo scientifico apre la porta della realtà, non è per un miracolo o per una convenzione sociale. È perché quella chiave ha la forma esatta del meccanismo interno del lucchetto. La verità (almeno quella fino a prova contraria) non è un’invenzione dell’uomo: è il momento in cui la nostra combinazione logica coincide con la struttura della natura.
In questo senso, la filosofia non è un accessorio “umanistico” o fumoso, ma la disciplina che ha fornito le istruzioni d’uso della realtà. Gli scienziati sono i fuoriclasse che corrono in campo e segnano i gol della scoperta, ma giocano su un terreno i cui confini e le cui leggi sono stati tracciati da una comprensione logica superiore.
Ecco perché è fondamentale comprendere che una teoria scientifica non è una semplice “opinione” o una suggestione passeggera. Un’opinione è un’idea che può cambiare col vento; una teoria, invece, è quella specifica combinazione che ha dimostrato, nei fatti, di saper aprire il lucchetto. Il metodo è ciò che separa il chiacchiericcio dalla conoscenza: è il filtro che impedisce di scambiare un colpo di fortuna per una legge universale. Senza il rigore del metodo, non avremmo la scienza, ma solo un insieme di persone che prendono a pugni una cassaforte sperando che si apra per caso. La combinazione non si inventa: si trova, si testa e, finché apre la porta, rimane l’unica bussola affidabile per navigare il reale.


