L’inchiesta della Guardia di Finanza sugli appalti e sulle presenze di servizio nella casa circondariale di Taranto arriva a un passaggio decisivo: la procura, con il pm Raffaele Casto, chiede il rinvio a giudizio per cinque persone, tra cui l’ex direttrice Stefania Baldassari, accusata di presunta truffa ai danni dello Stato e coinvolta in un sistema di irregolarità amministrative e gare pubbliche contestate
A Taranto l’inchiesta sugli appalti e sulle presenze sul lavoro all’interno della casa circondariale entra in una fase cruciale. Il pubblico ministero Raffaele Casto ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone, tra cui l’ex direttrice del carcere, Stefania Baldassari, figura centrale nell’indagine denominata “Pandora”.
L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, ruota attorno a presunte irregolarità nella gestione degli appalti e nell’utilizzo delle autocertificazioni per attestare la presenza sul posto di lavoro. Secondo l’accusa, Baldassari avrebbe dichiarato ore di servizio non effettivamente svolte, giustificandole con la causale di “dimenticanza del badge”, configurando così l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato.
Nel procedimento compare anche l’ex dirigente comunale Carmine Pisano, accusato di corruzione. Le indagini ipotizzano un sistema di favori e accordi che avrebbe riguardato alcune gare per servizi e forniture destinate alla struttura penitenziaria.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, alcuni imprenditori e funzionari avrebbero esercitato pressioni per orientare l’esito delle procedure di gara. In cambio, sarebbero stati promessi vantaggi economici o professionali. L’inchiesta ha portato già in passato a misure cautelari e provvedimenti interdittivi nei confronti di alcuni degli indagati.
Un ulteriore elemento al centro dell’indagine riguarda la partecipazione dell’ex direttrice a diverse commissioni di gara del Comune, nonostante – secondo l’accusa – avesse un rapporto lavorativo incompatibile con tali incarichi. Gli investigatori sostengono che sarebbero state prodotte dichiarazioni sostitutive per attestare requisiti e condizioni non corrispondenti alla realtà.
La vicenda giudiziaria arriva ora all’udienza preliminare, durante la quale il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta della procura e disporre il processo per gli imputati.


