di Maria D’Urso
“Azione”, il partito di Calenda, si costituirebbe in gruppo consiliare nonostante possa contare su un solo rappresentante nella massima assise cittadina. Decariani e PD verso un patto federativo a Palazzo di Città
Grattacapi in vista per il sindaco Piero Bitetti. Sono passati appena tre giorni da quando la sua maggioranza, composta sulla carta da ventuno consiglieri, ha votato compattamente il Bilancio di previsione che, adesso, sembrerebbe essere di nuovo in fibrillazione. E stavolta farebbero rumore i nuovi posizionamenti tra i banchi della Sala consiliare.
Fonti rivelerebbero che Vincenzo Di Gregorio, dopo aver aderito ufficialmente ad Azione lo scorso sabato, vorrebbe costituire formalmente il gruppo in consiglio comunale. Dunque, il neo consigliere dall’azione vorrebbe passare ai fatti. Tuttavia, al momento, ciò non sarebbe possibile perché è l’unico rappresentante del partito liberale ed europeista a cui ha appena aderito e, secondo quanto previsto dallo Statuto comunale tarantino, per costituire un gruppo partitico sono necessari almeno due consiglieri. Sarebbe proprio questo l’ostacolo principale che non gli permetterebbe di costituire il gruppo calendiano in massima assise. A conferma di ciò, come riportato da CosmoPolis, arriva il no secco del coordinatore cittadino del Partito Liberaldemocratico di Taranto, Fabrizio Manzulli, che ha riferito come, al momento, non vi sia alcuna intenzione di aggregarsi ad Azione. Motivo per cui Di Gregorio resterebbe solo e dovrebbe aderire al gruppo Misto di maggioranza, in cui è già presente la consigliera Bianca Boshnjaku, transitata a inizio legislatura dal Partito Democratico. Probabilmente, avendo già presagito la possibilità di restare senza alleati, Di Gregorio non avrebbe esitato a prodigarsi, a riprova della sua fiducia al sindaco Bitetti, avanzandogli una proposta: modificare il Regolamento del Consiglio comunale. Idea che il primo cittadino avrebbe ampiamente assecondato, pur di tenere uniti i suoi consiglieri. Ma come sarebbe possibile, dal momento che il Regolamento comunale dovrebbe essere modificato e discusso in sede di commissione, con il coinvolgimento anche dell’opposizione?
Ma non è tutto. Bitetti sarebbe anche all’opera per riportare il sereno tra la maggiore forza di governo del centrosinistra, ovvero il Partito Democratico, e la restante maggioranza. L’idea, prendendo spunto da alcuni movimenti regionali, sarebbe quella di poter stringere un patto federativo tra il gruppo civico consiliare Unire (costituito dai due consiglieri Giandomenico Vitale e Patrizia Boccuni) e i sei esponenti del Partito Democratico (Luca Contrario, Alexia Serio, Stefano Panzano, Virginia Galeandro, Marilena Devito e Luana Riso). Una mossa che potrebbe rivelarsi utile anche alla luce delle tensioni emerse, proprio nelle ultime ore, dallo stesso Pd che in una nota stampa, ieri pomeriggio a firma della segretaria cittadina Anna Filippetti, ha spiegato di non aver digerito la presenza del sindaco all’evento di Di Gregorio, che è passato in un partito dalle posizioni nettamente divergenti, richiamando il primo cittadino alla necessità di mantenere saldo il perimetro della maggioranza. Con questo rapporto federativo, dunque, il gruppo allargato conterebbe in tutto otto consiglieri, numero che consentirebbe al maggiore partito di centrosinistra di mantenere due assessori e il vice sindaco (Vice sindaco Mattia Giorno, ai Lavori Pubblici Lucio Lonoce e la tecnica Federica Stamerra, eletta in quota Vincenzo Di Gregorio) e la presidenza della partecipata Kyma Ambiente con a capo Alfredo Spalluto.
Ed è proprio dell’ex Amiu che si starebbe parlando, in queste ore, nella riunione di maggioranza convocata per oggi nella Casa comunale in Piazza Municipio. Un’occasione che potrebbe rappresentare, dunque, un ulteriore momento per il sindaco Bitetti per ricucire i rapporti e lavorare al consolidamento degli equilibri interni alla coalizione. Ma, a oggi, resta il dubbio sulla modifica del Regolamento del Consiglio Comunale, passaggio tutt’altro che scontato, dal momento che richiederebbe un iter formale in commissione e il confronto con l’opposizione.


