La richiesta, condivisa con Arpa Puglia, Aress, ASL e amministrazioni locali, si fonda su evidenze scientifiche che continuano a segnalare criticità rilevanti per la salute pubblica nel capoluogo ionico. Il documento sanitario ha infatti confermato la presenza di un rischio residuo giudicato non accettabile
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha chiesto formalmente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), riaprendo il dossier sulla raffineria Eni di Taranto. L’obiettivo è aggiornare i limiti emissivi alla luce delle indicazioni contenute nel rapporto sulla valutazione del danno sanitario del 2024.
La richiesta, condivisa con Arpa Puglia, Aress, ASL e amministrazioni locali, si fonda su evidenze scientifiche che continuano a segnalare criticità rilevanti per la salute pubblica nel capoluogo ionico. Il documento sanitario ha infatti confermato la presenza di un rischio residuo giudicato non accettabile.
Già nei mesi scorsi il Dipartimento Ambiente regionale aveva chiesto all’azienda di predisporre un piano per la riduzione delle emissioni. Eni aveva manifestato disponibilità a intervenire, proponendo limiti più stringenti per alcune sostanze — tra cui cromo esavalente, arsenico, cobalto e nichel — ma rinviando l’attuazione al prossimo aggiornamento dell’AIA. Una tempistica ritenuta troppo lunga dagli enti tecnici, che già a ottobre avevano sollecitato un riesame anticipato, senza attendere la scadenza dell’autorizzazione prevista per il 2034.
La decisione del presidente Decaro apre ora una nuova fase nella vicenda ambientale di Taranto, riportando al centro il nodo delle emissioni industriali e del loro impatto sulla salute dei cittadini.



