È quanto accaduto nell’Operazione “Oracle” che si è svolta stanotte. Tra i destinatari figurano il già Vicesindaco e
Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Torricella
I Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto, stanotte, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 soggetti, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di corruzione, turbativa d’asta e autoriciclaggio. Il provvedimento ha disposto, in particolare, gli arresti domiciliari nei confronti di 9 indagati. Nei confronti di un ulteriore soggetto, invece, è stato applicato l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria e tra i destinatari figurano il già Vicesindaco e Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Torricella, un ingegnere operante quale supporto tecnico al Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.), oltre a diversi imprenditori attivi nel settore dei lavori pubblici. L’operazione rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa, avviata nel mese di aprile 2024 a seguito di una serie di incendi ai danni di autovetture appartenenti a consiglieri del Comune di Torricella, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Manduria sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Taranto. L’attività investigativa ha consentito di acquisire un importante quadro indiziario relativo ad un presunto sistema corruttivo stabilmente radicato all’interno dell’amministrazione comunale di Torricella. Infatti, nell’ambito delle procedure di affidamento di lavori pubblici, sarebbero state sistematicamente eluse le regole di evidenza pubblica e i principi di trasparenza e concorrenza, attraverso la preventiva individuazione delle imprese destinate all’aggiudicazione, la predisposizione di offerte di copertura e la gestione delle procedure in modo tale da favorire operatori economici già individuati, simulando una competizione solo formale tra le imprese coinvolte. È in tale contesto che gli imprenditori beneficiari degli appalti avrebbero corrisposto somme di denaro in contanti all’allora Vicesindaco, quale contropartita per l’aggiudicazione delle commesse, mediante consegne dirette documentate nel corso delle attività investigative. A riscontro di tali condotte, nel corso delle attività eseguite il 26 marzo scorso, in occasione della notifica degli inviti per rendere interrogatorio preventivo delegati dall’Autorità Giudiziaria, i militari operanti hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro preventivo per equivalente, in esecuzione di Decreto del GIP presso il Tribunale di Taranto, la somma complessiva di 18.000 euro in contanti, trovata in possesso del predetto amministratore, parte in macchina e parte nella sua abitazione; somma ritenuta presunto provento dell’attività illecita. Le somme illecitamente percepite sarebbero state, in alcuni casi, successivamente reimpiegate attraverso operazioni economiche volte a ostacolarne la tracciabilità, contribuendo a rafforzare ulteriormente il circuito illecito individuato dagli investigatori. L’attività investigativa ha riguardato plurimi interventi pubblici per un valore complessivo stimato in circa 4,3 milioni di euro, finanziati con risorse di diversa provenienza, tra cui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per i lavori di manutenzione straordinaria finalizzati al contenimento del dissesto idrogeologico della litoranea salentina in località Torre Ovo, fondi di coesione destinati agli interventi di riqualificazione del waterfront, nonché finanziamenti connessi ai Giochi del Mediterraneo “Taranto 2026” per i lavori di riqualificazione, messa in sicurezza ed efficientamento energetico del Palazzetto dello Sport “M° Fernando Albano”; ulteriori accertamenti hanno inoltre riguardato interventi di manutenzione e segnaletica stradale sul territorio comunale, finanziati con risorse pubbliche. Il quadro emerso restituirebbe l’immagine di un sistema consolidato di gestione illecita degli appalti pubblici, caratterizzato da una stabile commistione tra funzione pubblica e interessi privati, nel cui ambito l’esercizio dei poteri amministrativi sarebbe stato piegato al perseguimento di finalità illecite, con conseguente pregiudizio per il buon andamento della pubblica amministrazione e per la libera concorrenza tra operatori economici. Si rappresenta, infine, che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, nei confronti degli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.



