Il convegno, organizzato da Confartigianato Taranto, ha visto la partecipazione delle istituzioni e delle associazioni di categoria per parlare del futuro della città ionica
Non basta la quantità di risorse, serve farle funzionare. È questo il messaggio emerso con chiarezza dalla prima giornata del Forum “Taranto può farcela, se…”, promosso da Confartigianato Taranto e ospitato venerdì nella Sala Resta della Cittadella delle Imprese.
Un confronto ampio e qualificato, che ha riunito allo stesso tavolo istituzioni, enti tecnici, rappresentanze economiche e sociali. Presenti, tra gli altri, il sindaco Piero Bitetti, la direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia Gianna Elisa Berlingerio, il commissario per le bonifiche Vito Uricchio e il responsabile CIS Dario Iaia, insieme ai principali attori del sistema portuale, produttivo e accademico.
Non un convegno tradizionale, ma un confronto diretto sui meccanismi reali dello sviluppo. Questo l’approccio scelto dagli organizzatori. Dopo l’introduzione del presidente di Confartigianato Taranto Giovanni Palmisano, il segretario generale Fabio Paolillo ha indicato l’obiettivo: capire a quali condizioni la straordinaria concentrazione di strumenti e risorse disponibili su Taranto possa tradursi in crescita concreta.
Il dibattito, coordinato da Laura Musillo e moderato dal giornalista Domenico Palmiotti, con il contributo analitico dell’economista Marcello Carone, ha messo al centro il funzionamento effettivo dei processi in corso.
Dal confronto è emersa una consapevolezza condivisa: le risorse, da sole, non bastano. Il punto non è quanto si investe, ma come questi investimenti riescono a generare effetti reali sul territorio.
Tra le principali criticità evidenziate: il disallineamento tra obiettivi dichiarati e risultati monitorati, la difficoltà di tradurre gli investimenti in ricadute economiche diffuse, e il divario tra le filiere attivate e la struttura reale del sistema produttivo locale. A questo si aggiungono la necessità di un maggiore coordinamento tra strumenti e livelli istituzionali e un passaggio ancora debole tra investimenti, filiere e occupazione stabile.
A pesare è anche il contesto demografico: calo della popolazione, riduzione dei giovani e perdita di capitale umano qualificato, fattori che rischiano di compromettere la sostenibilità nel tempo dei processi di sviluppo.
Uno dei nodi più rilevanti riguarda l’accesso alle risorse. Pur essendo destinate al territorio, alcune misure – in particolare bandi e strumenti di finanziamento – presentano requisiti che non sempre risultano coerenti con la struttura delle imprese locali.
Una contraddizione che sintetizza il cuore del problema: strumenti pensati per il territorio che rischiano di non essere pienamente accessibili al territorio stesso. È su questo punto, è stato sottolineato, che si gioca la credibilità delle politiche di sviluppo.
Il confronto, diretto e senza formalismi, è stato riconosciuto dagli stessi rappresentanti istituzionali come una modalità efficace e innovativa, capace di mettere a fuoco i nodi reali.
L’indicazione emersa è netta: lo sviluppo non può essere governato per compartimenti stagni. Serve una regia condivisa tra istituzioni, sistema produttivo e organizzazioni del lavoro, capace di trasformare le opportunità in risultati concreti. Il Forum proseguirà con una seconda giornata dedicata a imprese, lavoro e competenze. Sarà il banco di prova per verificare se le opportunità disponibili potranno tradursi in partecipazione reale, occupazione e crescita.
La sintesi è chiara: Taranto può farcela, ma solo a una condizione. Che le risorse diventino davvero accessibili, che le imprese possano partecipare e che tutti i soggetti coinvolti agiscano nella stessa direzione.



