L’associazione datoriale mostra preoccupazione dopo l’ultima ordinanza emanata dal sindaco di Taranto. E lancia l’allarme: “Si faccia attenzione, il nostro territorio e’ una polveriera sociale”
“In merito all’ordinanza emanata dal Sindaco di Piero Bitetti, che dispone lo stop della centrale termoelettrica dell’ex Ilva di Taranto, esprimiamo forte preoccupazione per le conseguenze che tale decisione comporterebbe sull’intero ciclo produttivo dello stabilimento.” Così in una nota gli esponenti di Aigi Taranto in merito all’ex Ilva di Taranto.
“Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesima, nefasta coincidenza: ogni qualvolta si intravede una, seppur fragile, prospettiva di soluzione della vertenza, interviene un fattore esterno che riporta tutto al punto di partenza. Un vero e proprio ‘gioco dell’oca’ industriale, con una sola, drammatica differenza: l’ex Ilva riparte ogni volta più debole, più fragile, sempre più vicina al collasso definitivo.
Lo stop della centrale comporterebbe inevitabilmente la fermata dell’area a caldo, cuore pulsante dello stabilimento, determinando di fatto l’arresto dell’intera produzione. – Sottolineano – Una prospettiva che non può essere sottovalutata e che rischia di compromettere definitivamente ogni tentativo di rilancio industriale.
Ci auguriamo che la vicenda possa trovare una soluzione attraverso un ricorso al TAR e che i Commissari straordinari, già impegnati su due fronti cruciali, il closing e il mantenimento della continuità operativa, trovino la forza e la determinazione per affrontare anche questa nuova battaglia, rispondendo puntualmente agli atti richiesti dall’amministrazione comunale.
In assenza di una risoluzione rapida ed efficace, lo scenario si complicherebbe ulteriormente. – Prosegue la nota – Senza strumenti straordinari, quali una legge speciale per Taranto o misure di tutela rafforzata per un sito strategico di interesse nazionale, si rischia una nuova, pesantissima debacle. In tale contesto, qualsiasi azione di rilancio risulterebbe vana, inclusi gli indispensabili interventi di bonifica e risanamento ambientale, che potranno concretizzarsi solo attraverso una ripresa produttiva capace di generare autosostenibilità economica e attivare quella transizione tecnologica finora rimasta solo sulla carta.
È necessario, inoltre, ribadire con estrema chiarezza un punto fondamentale: tutti gli attori istituzionali dovranno assumersi la responsabilità della gestione delle inevitabili ricadute occupazionali. Il Sindaco deve essere consapevole che una eventuale chiusura aprirebbe una vera e propria bomba sociale sul territorio. Non si può più pensare che gli ammortizzatori sociali possano, all’infinito, compensare gli effetti di scelte politiche sbagliate scaricandone i costi sui contribuenti.
Siamo ancora una volta di fronte a una politica miope e inconcludente: a livello nazionale si assiste a un continuo tentativo di difesa, mentre chi aspira a governare si limita a delegittimare senza proporre soluzioni concrete. – Evidenziano gli esponenti di Aigi – A questo si aggiunge una politica locale che, invece di rappresentare un argine, o di approfittarne considerando la soluzione un’opportunità per portare il massimo dei benefici per il proprio territorio, finisce troppo spesso per alimentare questo scenario.
Chiediamo con forza che gli amministratori, dal Comune alla Regione, chiariscano definitivamente le loro intenzioni: intendono ancora prendersi gioco del futuro di Taranto? – Si legge nella nota – Anche i Giochi del Mediterraneo rischiano di trasformarsi nell’ennesima illusione, mentre i lavoratori vengono progressivamente spostati verso altre realtà produttive, soprattutto nel Nord Italia, e il tessuto industriale locale, siderurgico e petrolchimico, continua a essere smantellato attraverso scelte prive di visione, considerando quel poco che rimane del settore industriale tarantino terreno libero ed indifeso per strumentalizzazioni di campagne elettorali nazionali, regionali, comunali e persino condominiali. Senza pensare che qualsiasi atto di tale natura finisce con l’arrecare danno all’anello più debole del sistema: l’indotto locale che deve fare i conti, oltre a tutte le difficoltà anche con un sistema bancario che sempre più si allontana dal gioco dell’oca tarantino
È giunto il momento di cambiare rotta. – Concludono – Chiediamo il coinvolgimento concreto di tutte le istituzioni per costruire un percorso serio verso un futuro industriale sostenibile e realmente “green”. In tutta Italia e in Europa si parla di riconversione industriale; a Taranto, invece, questo concetto sembra essere stato cancellato e sostituito da un’unica, pericolosa parola: chiusura. Noi non possiamo accettarlo.


