“I rumor parlano di ridimensionamento. Taranto decida cosa vuol fare. Non si può avere botte piena e moglie ubriaca”
“Ipotesi Jindal? E’ difficile esprimere un giudizio fino a quando non si conosce il piano industriale che Jindal presenterà. I rumours dicono di un piano industriale di forte ridimensionamento della fabbrica che diventerebbe sostanzialmente un rilaminatore di bramme provenienti da altre parti del mondo. Però si danno giudizi nel momento in cui si conosce il piano industriale”. Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e di Duferco, ha commentato così il possibile piano del gruppo indiano Jindal interessato all’ex Ilva .
“Ciò che c’è di grave in questo momento è che ancora una volta sembra che a Taranto nessuno la voglia. Il Sindaco l’altro giorno è uscito estemporaneamente con una nuova misura sulle emissioni della centrale elettrica di Taranto dicendo che la chiude. Mia nonna diceva che in Paradiso a dispetto dei santi è difficile andarci. La comunità pugliese e di Taranto deve decidere se vuole l’industria o no. Un’industria siderurgica nel rispetto delle leggi, nella strategia di decarbonizzazione richiede requisiti ineliminabili. Se questi requisiti non si accettano è legittimo, ma bisogna prendersi le responsabilità della conseguenza.
Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca, non si può volere 10 mila addetti e poi non consentire agli alti forni, alle cokerie, al forno elettrico, al Dirai alla nave di rigassificazione di esistere perché così industria non si fa. Questo è il grande tema che c’è davanti”.
Per Gozzi non ci sono altre opzioni: “O si costruiscono le condizioni abilitanti per fare industria a Taranto oppure l’industria sparirà e vedremo il piano industriale di Jindal, ma quello che si capisce dal piano industriale di Jindal è che di produzione di acciaio primario ce ne sarà ben poco”. (ANSA).


