Chiusi i termini, nei giorni scorsi, per presentare la manifestazione d’interesse sulle strutture realizzate per i Giochi. I nomi sono sempre gli stessi. Stiamo rischiando di perdere l’ennesima occasione storica. Taranto schiava di quella che, Max Weber, chiamava l’assenza di visione. Di programmazione non ordinaria
I Giochi dopo i Giochi rischiano di trasformare in rimpianto l’impianto sportivo. Rimpianti per la precisione. Al plurale. Come le strutture che stanno cambiando lo skyline della città dei due mari. Agosto è arrivato; la manifestazione internazionale di fatto è già iniziata. Ferrarese è stato bravo, tutto il resto assai meno. Il problema, il tema vero adesso, è cosa accadrà a sipario calato. Cosa farne dell’inaspettata ricchezza ricevuta in dote. Chi dovrà occuparsi dell’esistente: lo Stadio, la Piscina Olimpionica, il PalaMazzola? Nei giorni scorsi si sono chiusi i termini per presentare la manifestazione d’interesse. I nomi che circolano sono sempre gli stessi.
Di Pricewaterhouse, la società alla quale il Comune aveva affidato – dietro lauto compenso – il compito di suggerire modelli gestionali per questi particolari (r)impianti, si sono perse le tracce. Taranto, tolto il Mediterraneo nella sua versione socio-sportiva, non contempla alcun progetto spendibile per il domani. Ristagna in un fazzoletto d’acqua incolore. Sotto il vestito dell’ordinaria amministrazione, trovi ben poco. Qualche staffista vicino al Pd – o a liste civiche parecchio ciniche. Qualche incarico dispensato qua e là, mediante la pratica degli affidamenti diretti. Qualche rimbrotto a CosmoPolis, giornale libero di criticare e indignarsi, di opporsi (in solitudine) al potere, coraggioso nell’epoca che ha visto vincere i pavidi. Ieri con Melucci, oggi con quel che passa il convento. Altro non c’è.
A cominciare da quella visione che, Max Weber, consigliava di ricercare al cinema se proprio non ti fosse stata donata dal padreterno. Si sta perdendo l’ennesima occasione senza colpo ferire. Con fare rassegnato. I Giochi dopo i Giochi non prevedono alcuna idea organica. Alcuna programmazione strutturale. Alcun cambio di paradigma. I r-impianti, ormai, non si contano più.


