di Maria D’Urso
Sono nelle istituzioni, con incarichi diversi, da trent’anni. C’erano già nel secolo scorso. La politica come occupazione permanente. Breve storia senza tempo del Consiglio comunale di Taranto
Il “nuovo che avanza” ha una connotazione ben precisa. Candidati che transitano da sinistra a destra, dichiarando ogni qual volta fosse possibile, che credono nell’esponente di riferimento. Nella maggior parte dei casi, si cambia in base alle mode del momento, ai calcoli matematici, promettendo mari e monti. Poi ai cittadini, nel concreto, cosa rimane? Una municipalizzata sull’orlo del fallimento, strade inefficienti anche se, in alcuni casi, sarebbero stati effettuati lavori di riqualificazione e ripristino, saracinesche abbassate, possibilità precarie e spopolamento giovanile.
Tuttavia, è doveroso ammettere, che nell’ultima campagna elettorale il sindaco Piero Bitetti, comunicativamente, ha centrato il tema: niente termini, pretese, come “Taranto del cambiamento” o “Taranto del coraggio”, piuttosto la coalizione è andata direttamente al sodo con “Taranto sarà”. La scelta di puntare al paradigma del futuro semplice è stata chiara perché lancia un messaggio diretto: “Taranto è quella che è, tuttavia, saremo noi a migliorarla. Taranto sarà più pulita, più vivibile, grazie al nostro impegno. Grazie al nostro cambiamento…”.
Ecco che il cambiamento, per anni protagonista di numerose campagne elettorali, qui non è letteralmente visibile, ma implicito. Che il messaggio sia stato così tanto diretto, lo hanno dimostrato le 54,99% preferenze che hanno eletto Bitetti. È stato così tanto convincente, quasi da fare dimenticare che nella sua corazzata ci siano esponenti di lungo corso, che resistono sulla scena politica anche da oltre vent’anni (?).
Oltre vent’anni di scena (e compensi) politici da sinistra…
Si parte con il primo cittadino di Taranto. Piero Bitetti è attivo sulla scena politica da ben trent’anni: nel 1996 si candida con la lista di Giancarlo Cito, AT6, con cui non verrà eletto ma sarà nominato consigliere di amministrazione delle Farmacie Comunali. Dal 2005 la fortuna (e l’impegno civico, sia chiaro) gli sorride: viene eletto nelle liste dell’Udc a sostegno di Rossana Di Bello, poi con la Lista Florido in consiglio comunale e in consiglio provinciale. Da destra vira a sinistra nel Partito Democratico anche se, nel 2017, tenta la corsa a sindaco in autonomia sorretto da alcune liste civiche; ma sarà sconfitto da Rinaldo Melucci. Nel 2020 si avvicina a Italia in Comune, il partito dell’ex sindaco di Parma Pizzarotti ma sarà eletto nella lista CON, dell’ex Presidente della Regione Michele Emiliano. Il suo obiettivo, da diversi anni, era leadership di via Municipio e l’ha ottenuta contando sulla coalizione di centrosinistra (senza l’appoggio del MoVimento 5 Stelle) con le elezioni amministrative di giugno 2025.
Anche il curriculum politico del consigliere Vincenzo Di Gregorio è notevole. Fa il suo esordio, venendo eletto alla circoscrizione in una lista civica a sostegno di Gaetano Minervini, candidato sindaco di area socialista negli anni 90’. Tuttavia, dopo il terremoto di Tangentopoli anche il Ps tarantino perde terreno per cui molti dei suoi militanti transitano altrove.
Qui Di Gregorio, fedele agli ideali di sinistra, transita nella Margherita fino ad approdare nel Partito Democratico, col quale è stato eletto in consiglio regionale e in consiglio comunale. Si susseguono le cariche di Capo Gruppo Consiliare La Margherita e Componente Commissione Bilancio, Aƫtività Produttive, Servizi, Garanzia e Controllo Consiliare. Da aprile 2006 a novembre 2007 è Componente del Consiglio di amministrazione del Consorzio Trasporto Provinciale; dal luglio 2014 al 2017 ha ricoperto il ruolo di assessore al Patrimonio del Comune di Taranto.
Con la vittoria di Rinaldo Melucci è stato rieletto, nuovamente, in consiglio comunale dal 2017 al 2021. Dal 2020 cinque anni, è stato anche consigliere regionale. Ritorna in consiglio comunale col Melucci bis e anche nel primo governo di Piero Bitetti, lo scorso giugno. Di recente, in seguito a questioni personali, Di Gregorio ha rotto con i dem per passare nel partito di Azione.
Il presidente del consiglio Gianni Liviano non è un politico di primo pelo. Nel 1996 si candida in una lista civica a sostegno di Ippazio Stefàno. Dopodichè, saranno diverse le sue collocazioni all’interno dell’area progressista: verrà rieletto prima nei Democratici di Sinistra, poi nel Partito Democratico.
È stato candidato, con una propria lista, prima di essere eletto consigliere regionale con la lista Emiliano Sindaco di Puglia, dal 2015 al 2020. Ancora, alle ultime elezioni è stato eletto come indipendente nelle liste del Pd, di cui è stato capogruppo. Poi n’è fuoriuscito aderendo al gruppo Demos.
Trent’anni di onorato servizio vengono conferiti a Salvatore Brisci. Il consigliere di cui a stento si ricordi un suo intervento in consiglio comunale (che, per la cronaca, neanche frequenta spesso) esordisce nel Psdi. Successivamente, nel 2005, diventa consigliere comunale con l’Udc di Rossana Di Bello e riesce anche nel 2012 nell’Udc-Centristi per l’Europa (il partito di Casini) in appoggio a Ippazio Stefàno. Nel 2017 resta nel centrosinistra con Melucci e viene rieletto anche nella fazione opposta, nel 2022, a sostegno di Walter Musillo. Supera anche la tornata del 2025, con Tacente, sedendo nell’opposizione di Bitetti.
Nei politici tarantini che dominano la scena politica da trent’anni, si annovera anche Massimo Vozza. Ha ricoperto la carica di consigliere circoscrizionale di Paolo V, dal 1996 fino al 2012. Tuttavia, fa il suo primo ingresso, ufficiale, nell’assise di via Municipio nel 2025 con Piero Bitetti. L’assessore Giovanni Cataldino ha ricoperto, invece, ruoli di segreteria nei Ds e Pds, poi è stato nei fondatori della lista civica di Stefàno. Nel 2007 è assessore, poi consigliere nel quinquennio 2012 -2017 consigliere comunale. Si candida per Bitetti e successivamente diventa assessore con Melucci. Oggi è assessore al Coordinamento strategico dell’azione di governo e governance delle società partecipate.
Nei primi anni 2000, fanno la loro comparsa l’attuale assessore Lucio Lonoce e il consigliere, che attualmente sta nel mezzo tra opposizione e maggioranza Bitetti, Gianni Azzaro. Il primo da operario e sindacalista diventa consigliere d’amministrazione dell’Amiu (Kyma Ambiente, la società dell’igiene urbana del Comune di Taranto) in quota Forza Italia, con Rossana Di Bello.
Da destra, si sposta graduatamene a sinistra per cui viene eletto nelle liste dell’Udc, fino a che non transita nella Margherita e poi nel Pd. Ha ricoperto incarichi notevoli come Vicesindaco e Presidente del Consiglio. Azzaro, invece, ha esordito come consigliere Circoscrizionale presso la Circoscrizione Salinella dal 2005 al 2007. Da qui, fino al 2012 diventa Presidente della Circoscrizione “Montegranaro-Salinella”.
Dal 2009 al 2011 è in Provincia di Taranto, per poi diventare fino 2013 consigliere. Da luglio 2012 a novembre 2019 è consigliere comunale del Partito Democratico, poi ancora dal 2014 all’ 8 gennaio 2017 consigliere provinciale. Da febbraio 2019 a gennaio 2021 ricopre nuovamente la carica di consigliere Provinciale, inoltre, è stato assessore e Vice sindaco nella giunta Melucci bis. Oggi, siede nuovamente in consiglio comunale ed è in trattativa col Partito Democratico, perché per un breve periodo non aveva rinnovato la tessera.
L’attuale assessore Francesco Cosa, invece, dal 2005 al 2007 è stato eletto nella Circoscrizione Montegranaro Salinella, Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Servizi di Vigilanza. Dal 2007 è consigliere nell’assise di Ippazio Stefano e nel 2012 diventa un suo assessore. Dopo qualche anno, torna in via Municipio (nel 2022) nell’opposizione che pungola Rinaldo Melucci, contribuendo alla sua caduta. Oggi è nella squadra dei fedelissimi di Bitetti, guidando l’assessorato allo Sviluppo Economico.
…. A destra
Politico di lungo corso è anche Massimiliano Stellato. Inizia una breve parentesi politica a Capua, la sua città, con la Dc per poi condurre una lunga carriera nei diversi partiti a Taranto, dove arriva per lavoro. Udeur, Udc, Centro Democratico, Partito Democratico, Popolari per la Puglia, Patto Popolare e Italia Viva sono stati il suo rifugio politico. Avrebbe voluto entrare nella Lega. Oggi è nelle fila dell’opposizione nelle vesti di Forza Italia.
Ancora, l’attuale leghista Adriano Tribbia ha debuttato alla circoscrizione con AT6, passando poi all’Udc e dopo un ritorno nel partito di Cito, sceglie Forza Italia per poi ritornare a destra per Salvini.
Con Melucci ha scelto di candidarsi e spostarsi nel centrosinistra, divenendo consigliere comunale. Per un breve periodo, come pegno di fiducia per l’ex sindaco Melucci, ha aderito a Italia Viva. Poi da sinistra è tornato a destra, candidandosi per sostenere Francesco Tacente con cui oggi condivide il gruppo consiliare che fa riferimento al partito del Carroccio.
Chi, non ha mai virato, mantenendosi sempre nell’alveo delle sue ideologie conservatrici è Giampaolo Vietri. Restato, sempre, nel perimetro del centrodestra il consigliere regionale e comunale ha esordito con AT6, passando a Forza Italia, Alleanza Nazionale (da cui poi nasce Fratelli d’Italia). Di quest’ultimo è capogruppo consiliare a Palazzo di Città.
Dieci (e meno) candeline
Dieci anni non sono tanti. Nemmeno pochi, tuttavia sono il tempo necessario per accumulare una discreta esperienza. In questo arco temporale troviamo politici come Patrizia Mignolo, che nel 2017 è stata eletta nelle fila dem; lo stesso nel 2022 per poi aderire ad altre civiche. Nel 2025 è nuovamente eletta nella lista CON dell’ex presidente Emiliano.
Lo stesso per Mimmo Festinante, nel 2017 viene eletto consigliere comunale nella coalizione di Melucci col Psi, che poi contribuirà a far cadere. Alle successive elezioni transita nel centrodestra, per sostenere Musillo, dove viene eletto. Oggi è in assise con una civica a sostegno di Bitetti.
Annoverano, ancora pochi anni di servizio politico, i consiglieri Bianca Boshnjaku e Vittorio Mele. La prima è stata eletta nel 2022, nelle liste del Pd che poi lascia per seguire l’ex sindaco Melucci, in Italia viva, restando formalmente civici. Oggi è in maggioranza col Misto, nonostante si fosse ricandidata in questa tornata con i dem.
Anche Vittorio Mele è un neofita della politica, perché siede sugli scranni dell’assise dal 2022, peraltro subentrato alla collega Stefania Fornaro, che Melucci ha voluto assessore all’Ambiente. In seguito, viene rieletto in una lista civica a sostegno del candidato sindaco Con Bitetti Sindaco. Sono entrati a Palazzo di Città, col secondo Melucci nel 2022, anche Luca Contrario e Antonio Lenti, ambientalisti di lungo corso.
Diverso, invece, è il percorso politico di Nicola Catania, caratterizzato da un lungo periodo di pausa. È stato eletto Commissario circoscrizione città vecchia del 1999 al 2000, successivamente è consigliere comunale dal 2000 – 2003; successivamente Assessore al decentramento e patrimonio dal 2003 al 2005. È Presidente del consiglio dal 2005 al 2006, dopodiché si ferma. Oggi, a distanza di vent’anni, è consiglio comunale con Piero Bitetti.
Una considerazione a parte, in primis per ragioni numeriche, merita il vice sindaco Mattia Giorno. Anche se è giovanissimo, rispetto ai suoi colleghi, la politica la conosce bene e la vive da dieci anni: milita nelle fila dei giovani dem da ragazzino. Nel 2019 diventa assistente parlamentare europeo e un paio di anni dopo, entra nell’entourage di Melucci, diventandone il delfino: nel 2021 è nello staff, poi diventa Capo di Gabinetto, senza essere stato eletto. Giorno, nel 2023, è assessore ai Lavori Pubblici e l’anno dopo alla mobilità sostenibile. Qui ricopre anche incarichi come consulente regionale dei bandi per conto dell’ex Presidente Michele Emiliano. Nel 2025 è eletto per la prima volta in consiglio comunale, nel Pd con Bitetti, dove entra in giunta diventando vice sindaco.
Lunga vita alla politica o evviva il civismo?
Perfino la maggior parte degli esponenti istituzionali, pur cambiando posizione, appare immutabile. Le ragioni della disaffezione verso la politica affondano in radici profonde, che meriterebbero una trattazione a parte.
Sarebbe lecito, dunque, domandarsi se la svolta possa davvero passare dal civismo, ossia da professionisti che, senza una solida educazione politica alle spalle, si candidano nella speranza di contribuire al cambiamento, almeno fino a quando qualcuno non cade nel giogo dei partiti. A ragion del vero, però, bisogna spezzare una lancia a favore di questi ultimi perché, a differenza del civismo, si fondano su statuti vincolanti, insegnano le regole della vita civica, organizzano riunioni e assemblee e momenti di confronto che educano alla democrazia.
Inoltre, attraverso i partiti si può fare esperienza diretta, entrando in contatto con gli amministratori locali e avendo la possibilità di frequentare scuole di militanza. Tutta questa preparazione è davvero al servizio del bene collettivo o serve, piuttosto, ad accrescere il proprio prestigio? Con il civismo, sotto certi aspetti, pur nella possibile impreparazione, si resta liberi da condizionamenti; scegliendo invece di schierarsi con i partiti si acquisiscono maggiori strumenti. Così come si riceve, anche, protezione e spalle larghe.


