Come il cerchiobottismo delle Istituzioni emerge nelle “non scelte” amministrative e nell’emendamento Tartaglia che di fatto ha blindato la neutralità economica del porto
Nei giorni scorsi la città ha conferito a Francesca Albanese il Premio Alessandro Leogrande, alla presenza tra gli altri, del vicesindaco Mattia Giorno. Un riconoscimento dal forte valore politico e morale, nel nome di uno scrittore che ha fatto dell’attenzione agli ultimi una cifra narrativa precisa.
Mentre Taranto rende omaggio a una delle voci internazionali più critiche verso la guerra a Gaza e a favore del popolo palestinese, sembra mantenere una posizione amministrativa prudente, quando non apertamente reticente, sul piano politico ed economico.
Il Comune, nei fatti, non ha mai infatti assunto posizioni nette. Il caso più chiaro resta il Consiglio comunale del 13 ottobre 2025, quando il consigliere comunale Gianni Tartaglia fece approvare un emendamento che cancellava dalla mozione su Gaza il punto relativo all’interruzione dei rapporti economici con Israele. Solidarietà sì, ma senza conseguenze concrete.
A monte della decisione la necessità di “un segnale di equilibrio e responsabilità” in una fase di tregua del conflitto e dopo la liberazione di alcuni ostaggi da parte di Hamas. “La pace si costruisce con la parola, non con nuove divisioni”. (citiamo ndr)
Il solito cerchiobottismo che vede nei premi e nelle attestazioni di stima (simboliche) un modo per evitare la scomoda via dell’intervento incidente. Gaza come orizzonte etico, ma non politico.
Nello stesso periodo, il porto jonico diventava uno snodo sensibile del traffico marittimo collegato a Israele. Prima le proteste contro la petroliera Seasalvia, accusata dagli attivisti di trasportare greggio destinato all’aviazione israeliana; poi il caso della nave cargo Danica Rainbow, attraccata con container di munizioni provenienti da Israele e destinate a strutture del Ministero della Difesa.
Episodi che hanno trasformato il capoluogo, grazie a movimenti come Taranto per la Palestina e affini, uno dei punti italiani della mobilitazione contro la logistica della guerra.
Ma anche in quei casi, le istituzioni cittadine hanno preferito la via “buonista” e clerica. Nessuna scelta di rottura. Nessun atto amministrativo incisivo. Solo dichiarazioni prudenti, equilibrio lessicale, diplomazia di circostanza.
Non so se la relatrice Onu per i territori della Palestina, Albanese fosse a conoscenza dei precedenti e quanto avrebbe apprezzato sostenere un’Amministrazione che sui bambini di Gaza come sui bambini di Taranto, preferisce restare in silenzio, rimarcando però il proprio indirizzo politico attraverso le “non scelte”. Gli “invisibilizzati” di cui ha parlato la stessa Albanese.
E’ il solito linguaggio a doppia morale a cui oramai ci hanno abituato, da un lato è solidarietà, dall’altro neturalità che è comunque un atto politico. Piuttosto che incidere, si tartaglia.



