Niente lista unitaria del centrodestra per il rinnovo del Consiglio Provinciale. Forza Italia si sfila. E l’accordo sottoscritto tra le segreterie politiche, solo qualche giorno fa, diventa carta straccia. De Palma, Di Cuia, quando l’avverbio confligge con la preposizione semplice
Forza Italia si sfila. Prende altre strade. L’accordo per un centrodestra unito, in considerazione del rinnovo del Consiglio provinciale, è durato soltanto qualche giorno. Niente lista unica, quindi, per l’appuntamento del prossimo 14 giugno. Ognuno andrà per conto proprio. E finirà, inevitabilmente, con il favorire i raggruppamenti che nasceranno a sinistra. De Palma e Di Cuia, il due di due, l’onorevole e il consigliere regionale, l’avverbio “De” e la preposizione “Di”, sfuggono alla grammatica politica. All’analisi del discorso.
Non ce la fanno proprio a tenersi assieme. A fare sintesi. Il timore che uno dei due (Di Cuia, nel caso specifico) possa contare di più nel futuro Consiglio provinciale, eleggendo magari un proprio riferimento per l’ente di via Anfiteatro, ha mutato il quadro d’insieme. Quanto accaduto a Massafra nei giorni scorsi, con il passaggio di quattro consiglieri comunali civici nel partito di Marina e Pier Silvio Berlusconi, è un segnale. La traccia di un partito che conta più anime, alla fine, che voti.
Sobillato da D’Attis, “Che fai, tu sei l’onorevole, e rischi di uscire sconfitto, di farti superare nel partito dal Consigliere regionale?”, De Palma ha ragionato. Valutato. Considerato lo scenario futuro. E virato su un accordo per le Provinciali, quello con il resto della coalizione di centrodestra, che non s’ha da fare. Stracciato pochi giorni dopo essere stato sottoscritto. Sembra di leggere il romanzo di Giovanni Arpino “Azzurro tenebra”. De Palma. Di Cuia. L’avverbio. La preposizione. La politica del due di due.


