L’inchiesta, presentata al Festival dell’Economia di Trento, analizza 107 province italiane attraverso 60 indicatori suddivisi tra bambini, giovani e over 65, mettendo in evidenza forti squilibri territoriali e sociali
La qualità della vita varia sensibilmente in base all’età e, nel caso di Taranto, il quadro più preoccupante riguarda ancora i giovani. La sesta indagine del Sole 24 Ore dedicata alle generazioni, presentata al Festival dell’Economia di Trento, analizza 107 province italiane attraverso 60 indicatori suddivisi tra bambini, giovani e over 65, mettendo in evidenza forti squilibri territoriali e sociali.
Taranto si colloca all’ultimo posto in Italia per qualità della vita dei giovani tra i 18 e i 35 anni, confermando criticità ormai strutturali sul piano occupazionale, culturale e sociale. Nessun’altra provincia registra risultati peggiori. Anche le altre province pugliesi mostrano difficoltà: Bari è al 79° posto, Lecce al 92°, Brindisi al 93°, Bat al 100° e Foggia al 104°.
Meno critica appare invece la situazione degli anziani. Taranto si posiziona al 45° posto nazionale nella classifica dedicata agli over 65, collocandosi a metà graduatoria e superando diverse province del Sud. In Puglia spiccano Bari, 14ª in Italia, e Foggia, 16ª, mentre seguono Bat 31ª, Lecce 36ª, Taranto 45ª e Brindisi 61ª. Secondo il Sole 24 Ore, la regione riesce a difendersi soprattutto per i servizi destinati alla popolazione anziana: Bari si distingue per l’accessibilità ai servizi sanitari e assistenziali per gli over 70, mentre Foggia registra uno dei migliori rapporti nazionali tra infermieri e popolazione adulta.
Più debole il quadro relativo ai bambini. Taranto occupa l’82° posto nella qualità della vita dei minori tra 0 e 14 anni. In ambito regionale il risultato migliore è quello di Lecce, 26ª, seguita da Bari 45ª, Bat 59ª, Brindisi 60ª, Foggia 71ª e Taranto 82ª.
L’indagine prende in esame diversi fattori, tra cui disponibilità di asili nido, servizi sportivi, competenze scolastiche, aree verdi, sicurezza e offerta culturale. Lo studio evidenzia inoltre un peggioramento generale delle competenze scolastiche dopo la pandemia e il continuo spopolamento giovanile del Mezzogiorno. Secondo le stime Istat riportate dal rapporto, entro il 2034 il Sud perderà oltre il 10% dei residenti tra i 15 e i 35 anni.



