Nella nota stampa l’associazione attivista e ambientalista spiega che “quei dati sono un misero tentativo di nascondere la cronica incompetenza e la totale mancanza di lungimiranza di politici e affaristi che ancora vogliono nutrire i propri interessi con la carne dei tarantini”
L’associazione Genitori Tarantini, nel comunicato stampa, interviene sul sondaggio degli incidenti sul lavoro professionali riconosciute dall’INAIL che rimarcano sia “farlocco” dal momento che non si conosce numero e posizione sociale degli intervistati: “Potremmo anche proporre l’insopportabile numero delle gravissime malattie che colpiscono i bambini, che a Taranto diventano percentuali in eccesso rispetto alle medie regionali. Abbiamo a disposizione dati (tutti verificabili), tutti gli studi scientifici che dimostrano senza ombra di dubbio che dove insiste un’acciaieria a carbone, lì ci sono cancri e leucemie in numero inaccettabile, disumano”.
Prosegue la nota: “La verità è che gli industriali hanno fallito, e che, in quasi quindici anni da quando l’area a caldo è stata posta sotto sequestro, lo Stato non è riuscito a fare altro che produrre una ventina di decreti, con il solo risultato di aver moltiplicato a dismisura il dolore dei tarantini e degli operai di quella fabbrica. L’ingannevole propaganda su una produzione con i forni elettrici, studiata per poter illudere il resto degli italiani, non è mai stata realmente considerata dagli industriali che ancora ambiscono, per interessi personali, a un acciaio prodotto con gli altiforni”.
La conclusione di Genitori Tarantini: “La verità è che quel sondaggio non è che un misero tentativo di nascondere la cronica incompetenza e la totale mancanza di lungimiranza di politici e affaristi che ancora vogliono nutrire i propri interessi con la carne dei tarantini. Per quanto ci riguarda, ancora vale la Costituzione italiana, che considera la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Un principio rimarcato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, giusto due anni fa: “non può esistere alcun tipo di produzione che procuri un pericolo per la salute umana”. Come a dire che, se esiste un interesse strategico, questo non può essere che la salute” così si chiude la nota stampa.



