di Rosa Elenia Stravato
Sintetizzatori, raï e percussioni ancestrali chiudono “Le strade del Mediterraneo”, la rassegna curata da Diodato
Le luci si abbassano, ma l’atmosfera si accende di un’energia elettrica, tangibile. Si respira l’aria delle grandi occasioni, quella consapevolezza nostalgica e carica di aspettative che accompagna solo gli atti finali. Sul palco sale Sami Galbi e con lui si consuma l’ultima, straordinaria tappa de Le strade del Mediterraneo, la rassegna culturale curata con visione e sensibilità da Diodato. Se l’obiettivo della rassegna era unire sponde, culture e anime diverse sotto lo stesso cielo musicale, Galbi non ha semplicemente chiuso il cerchio: lo ha fatto esplodere.
Polistrumentista e produttore svizzero-marocchino, cresciuto nelle scene alternative della Svizzera francofona, Galbi ha letteralmente stregato il pubblico. Accanto a lui, il percussionista Yann Hunziker, un vero e proprio motore ritmico capace di dialogare all’unisono con le macchine. Insieme hanno dato vita a una performance “ad alta energia”, un ponte sospeso tra i ricordi d’infanzia e il futuro della musica da club. Sul palco non ci sono barriere: strumenti analogici, sintetizzatori e una chitarra elettrica acida si fondono in un rituale postmoderno. La musica folk del Nord Africa viene smontata e rimontata davanti agli occhi e nelle orecchie degli spettatori, rivestendosi di sonorità urbane e atmosfere da club underground. Il pubblico si lascia trascinare, assecondando i bassi profondi e i ritmi spezzati. È un viaggio che parte dalle strade del Marocco e finisce sui dancefloor europei. Un finale perfetto, viscerale e trascinante, che suggella nel modo migliore il viaggio transculturale firmato da Diodato. Le strade del Mediterraneo non sono mai state così vicine. L’appuntamento è già un domani sussurrato tra vento e mare e promette il domani.


