di Rosa Elenia Stravato
Dalle periferie del Mediterraneo alle aule scolastiche, il racconto di un’antimafia che cambia il destino delle persone
Che cosa intendiamo quando parliamo di “MAFIA”? Cosa ne sappiamo, davvero, sul senso del sistema “ANTIMAFIA”? Voci di corridoio, dibattiti, letture scomposte al sole. Una patina di superficialità ci avvolge ma scrolliamo le spalle con sdegno quando piombano le immagini di chi, per combatterla, ha perso la vita. La mafia è, prima di ogni altra cosa, un sistema di potere.
Non coincide soltanto con un’organizzazione criminale, ma rappresenta una cultura fondata sul dominio, sull’intimidazione, sul controllo del territorio, sulla violenza e sulla sostituzione delle regole democratiche con la legge del più forte. Le mafie prosperano laddove si alimentano il silenzio, la disuguaglianza, l’indifferenza e la povertà educativa, insinuandosi nelle pieghe della società, dell’economia e delle istituzioni. L’antimafia, di conseguenza, non si esaurisce nell’azione repressiva dello Stato né nella pur fondamentale attività della magistratura e delle forze dell’ordine. È un impegno civile, culturale, educativo e sociale che mira a costruire comunità fondate sulla giustizia, sulla responsabilità, sulla partecipazione e sulla dignità della persona.
È un’opera quotidiana di liberazione dai meccanismi della sopraffazione, una pratica di cittadinanza che restituisce alle persone la possibilità di scegliere il bene comune contro la logica del privilegio e della paura. In questa prospettiva si colloca Vocazione antimafia, pubblicato da ERF Edizioni, un’opera che restituisce all’antimafia il suo significato più autentico: quello di una scelta di vita prima ancora che di un insieme di pratiche o di un’etichetta. Il libro racconta un’antimafia concreta, vissuta, lontana dalla retorica e capace di farsi presenza quotidiana nei luoghi in cui le fragilità sociali rischiano di trasformarsi nel terreno fertile del potere mafioso.
Il racconto attraversa geografie che sono al tempo stesso fisiche e simboliche: Bari e Tunisi, unite dal Mediterraneo delle speranze e delle migrazioni; Forcella e Scampia, quartieri troppo spesso ridotti a stereotipi ma abitati da donne e uomini che resistono; Taranto e la Valle d’Itria, territori attraversati da profonde contraddizioni economiche e sociali; la Capitanata, con Foggia e San Severo, dove la violenza delle mafie si intreccia con lo sfruttamento del lavoro agricolo e con le nuove forme di criminalità organizzata. Sono i luoghi dei ghetti dei braccianti, delle carceri minorili, delle periferie urbane ed esistenziali, dei figli delle camorre costretti a confrontarsi con eredità pesanti, ma anche delle donne e degli uomini che affidano al mare, all’educazione e alla solidarietà il proprio desiderio di futuro.
A dare voce a questo itinerario sono due protagonisti d’eccezione dell’impegno antimafia: suor Marinella Pallonetto, religiosa salesiana da anni impegnata nell’educazione dei giovani e nella promozione sociale, e Leonardo Palmisano, sociologo, studioso delle mafie e delle trasformazioni del lavoro. Le loro esperienze si intrecciano in un originale diario a due voci nel quale la dimensione autobiografica diviene strumento di riflessione collettiva. Le memorie personali dialogano con l’analisi sociale, mentre il racconto delle esperienze vissute si trasforma in una pedagogia della legalità fondata sull’incontro, sull’ascolto e sulla responsabilità.
L’opera mostra come l’antimafia non sia patrimonio esclusivo di magistrati, investigatori o specialisti del fenomeno criminale, ma una vocazione accessibile a ogni cittadino che scelga di mettere la propria professione, la propria fede, il proprio sapere o il proprio servizio al bene della comunità. La suora e il dirigente d’impresa rappresentano due percorsi differenti che convergono nella medesima convinzione: contrastare le mafie significa innanzitutto costruire relazioni autentiche, offrire opportunità, educare alla libertà, sottrarre terreno all’emarginazione e restituire speranza a chi rischia di esserne privato. Vocazione antimafia si distingue così come un testo di alto valore civile ed educativo. Non propone eroi irraggiungibili, ma persone che hanno trasformato la propria vocazione in una responsabilità verso gli altri.
Le loro storie testimoniano che la legalità non è un principio astratto, bensì una pratica quotidiana fatta di scelte, di coraggio, di coerenza e di prossimità. È soprattutto nelle scuole che questa testimonianza trova la sua destinazione naturale. Tra i banchi, dove si formano le coscienze e si costruisce il senso della cittadinanza, il libro porta un’antimafia autentica, capace di parlare ai giovani con il linguaggio dell’esperienza e della speranza. Perché è proprio nell’educazione che nasce il più efficace antidoto alla cultura mafiosa: il seme della bellezza, della libertà e della giustizia, destinato a crescere nelle nuove generazioni come fondamento di una società finalmente libera da ogni forma di dominio criminale.


