Paolillo: “Rischio che, spenti i riflettori, la città resti sola davanti ai suoi nodi strutturali”
Taranto si prepara ad accogliere i Giochi del Mediterraneo, evento che nei prossimi mesi porterà la città al centro dell’attenzione internazionale. Un’occasione di visibilità e orgoglio per il territorio, ma che da sola, avverte Confartigianato, non basta a determinare una svolta economica.
A lanciare l’allarme è il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo, secondo cui il rischio è che, una volta spenti i riflettori dell’evento sportivo, la città si ritrovi “nuovamente sola” di fronte a criticità strutturali rimaste irrisolte.
“I nodi sono già tutti sul tavolo – osserva Paolillo – dall’industria all’occupazione, dalle bonifiche alla transizione economica, fino ai temi del commercio di prossimità e della qualità della vita”. Problemi che, sottolinea, non emergeranno dopo i Giochi ma sono già presenti e urgenti.
Il punto centrale, per Confartigianato, riguarda l’effettiva ricaduta sul territorio della consistente mole di investimenti pubblici destinati a Taranto negli ultimi anni. Risorse che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto non solo realizzare infrastrutture e impianti, ma anche rafforzare il sistema produttivo locale e generare nuova occupazione.
“Oggi – si chiede Paolillo – possiamo dire che questo obiettivo sia stato raggiunto?”. La percezione raccolta tra operatori economici, secondo l’associazione, è quella di una città che vede crescere i cantieri ma non in modo proporzionale la propria economia.
Un esempio citato è l’appalto per la ristrutturazione del Mercato Fadini, recentemente aggiudicato a imprese esterne alla provincia. Un caso che, secondo Confartigianato, non è isolato ma si inserisce in una dinamica più ampia: quella di grandi opere realizzate sul territorio, ma con una partecipazione limitata delle imprese locali, spesso relegate a ruoli secondari.
“Il problema non è il singolo appalto – precisa Paolillo – ma la somma degli appalti”. Il rischio, aggiunge, è che una parte significativa della ricchezza generata dagli investimenti finisca per ricadere su altri territori, mentre Taranto sopporta il peso delle trasformazioni senza benefici proporzionati.
Da qui la richiesta di una verifica puntuale sull’impatto degli investimenti: quante imprese locali sono state coinvolte, quanta occupazione è stata generata, quale filiera produttiva resterà a fine stagione e quale sarà la reale eredità economica degli interventi.
Nel dibattito rientra anche la proposta, più volte avanzata da Confartigianato insieme ad altre rappresentanze economiche e sociali, di istituire una cabina di regia per Taranto. Uno strumento di coordinamento che, pur condiviso a parole da istituzioni e forze politiche, non ha ancora trovato attuazione concreta.
“Se tutti la ritengono necessaria – osserva Paolillo – perché non esiste ancora?”. Per l’associazione, la complessità delle sfide in corso (industriali, ambientali, infrastrutturali e sociali) richiede un unico centro di coordinamento, capace di orientare le risorse e valutarne i risultati.
Confartigianato insiste infine sulla necessità di trasformare la stagione degli investimenti pubblici in una leva stabile di sviluppo: maggiore coinvolgimento delle imprese locali, valorizzazione delle filiere territoriali e utilizzo della manodopera del territorio.
Il punto conclusivo resta una domanda aperta: la stagione dei grandi investimenti e l’imminente vetrina internazionale dei Giochi del Mediterraneo saranno sufficienti a modificare strutturalmente il destino economico di Taranto, oppure rappresenteranno soltanto una parentesi di visibilità senza effetti duraturi? “Le opere restano – conclude Paolillo – ma è lo sviluppo a determinare il futuro di una comunità”.



