di Rosa Elenia Stravato
Il cuore pulsante della Puglia batte a tempo di banda
Chiudete gli occhi e immaginate il profumo delle sere d’estate in Valle d’Itria. Ora aprite la mente al suono dei flicorni, delle grancasse e delle risate che riempiono l’aria. Piazza XX Settembre si è tramutata in una scatola magica in cui il passato e il futuro della musica italiana si sono fusi in un abbraccio travolgente. La terza edizione di COMPÀ – L’Unione fa la Banda ha trasformato il cuore di Martina Franca in un palcoscenico a cielo aperto, regalando una festa popolare contemporanea che ha unito generazioni, generi e cuori.
Un cerchio magico tra poesia e divertimento; l’atmosfera si respirava già nel tardo pomeriggio, durante il soundcheck, con la piazza che pian piano si riempiva di curiosi, bambini e anziani muniti di sedie portate da casa. Ma è dalle 21:30 che la magia è diventata tangibile. C’era una strana, bellissima elettricità nell’aria,un mix perfetto tra la solennità della tradizione e la pura follia del pop, tra la poesia più intima e il divertimento più sfrenato. Il festival, fortemente voluto dal Comune di Martina Franca (rappresentato dall’orgoglio del Sindaco Gianfranco Palmisano e dell’Assessore alle Attività Culturali Carlo Dilonardo, che lo hanno consacrato come evento di punta dell’estate), ha dimostrato come la banda non sia affatto un cimelio polveroso, ma un organismo vivo, pulsante e incredibilmente rock. Il padrone di casa, Renzo Rubino si è confermato un vero e proprio sciamano del palcoscenico. Poliedrico, istrionico, capace di passare da un pezzo intimista al pianoforte a saltare come un folletto davanti ai fiati della sua incredibile Sbanda, Rubino ha guidato la serata con una generosità artistica rara.
Non c’erano barriere, non c’erano scalette rigide; sul palco si è creata una simbiosi perfetta tra gli ospiti. Ogni artista è stato letteralmente “travolto” e riarrangiato in chiave bandistica, creando momenti unici: Max Gazzè ha trovato nei fiati della Sbanda la spalla perfetta per le sue linee di basso sbarazzine e i suoi testi stralunati. Nada e Paola Turci, hanno portato sul palco la forza magnetica della canzone d’autore al femminile, con interpretazioni che hanno fatto venire i brividi alla piazza illuminata dalle luminarie.
Filippo Graziani ha fatto vibrare le corde della memoria e del rock, mentre il sound intimo di Gnut ha cullato il pubblico in un momento di pura poesia. E poi la scossa: l’energia travolgente dei Sud Sound System che ha trasformato la piazza in una dancehall salentina a colpi di reggae e dialetto, amplificata dalla potenza della banda. “La banda è democrazia musicale: ognuno ha il suo spartito, ma se non si va a tempo insieme, non c’è armonia.” Questo il mantra non scritto che si respirava sul palco. Ma se lo show musicale è stato impeccabile, la vera anima antropologica ed emotiva della serata ha un nome e un cognome: Nonna Mimma; nonna di Renzo Rubino, ormai musa ispiratrice e icona del festival, ha rubato la scena a chiunque. Seduta come una regina, con i suoi sguardi complici al nipote e la sua presenza magnetica, Mimma incarna esattamente lo spirito di COMPÀ: il legame indissolubile con le proprie radici, la saggezza della tradizione che benedice la follia dei giovani. Vederla sorridere sul palco, mentre intorno a lei si scatenava il pop e il raggamuffin, è stata l’immagine più potente della serata. Un cortocircuito temporale meraviglioso.
Compà si è chiuso a notte fonda tra gli applausi scroscianti di una piazza stracolma che non voleva andare via. Renzo Rubino e la sua Sbanda hanno vinto la scommessa, restituire l’identità del territorio attraverso un linguaggio universale. Quella di ieri sera non è stata solo una rassegna di canzoni, ma un rito collettivo. E mentre le luci di Piazza XX Settembre si spegnevano lentamente, nelle orecchie di tutti è rimasto il battito di una cassa dritta e il sapore di una Puglia che sa ancora cantare insieme.


