Dopo il racconto di un episodio avvenuto durante una celebrazione in una parrocchia del territorio, l’associazione “A mano a mano” propone cinque azioni per rendere i sacramenti più accessibili alle persone con disabilità
Una lettera aperta al vescovo Don Sabino Iannuzzi per chiedere una maggiore attenzione all’inclusione delle persone con disabilità anche nelle celebrazioni religiose. A inviarla è stata Comasia Annese, presidente dell’APS A mano a mano, associazione che sostiene le famiglie di persone con disturbo dello spettro autistico.
L’iniziativa nasce da un episodio che, secondo quanto riferito dall’associazione, si è verificato nei giorni scorsi durante una celebrazione della Cresima in una parrocchia del territorio. Protagonista un ragazzo con autismo che, sempre secondo il racconto della famiglia, avrebbe vissuto il sacramento in una situazione di forte disagio.
I familiari avevano comunicato preventivamente alcune semplici esigenze, ritenute necessarie per consentire al giovane di affrontare la cerimonia con maggiore serenità: evitare la fila, disporre di uno spazio meno affollato e ricevere alcune indicazioni dedicate durante lo svolgimento della funzione. Richieste che, secondo quanto riportato nella lettera, non sarebbero state accolte. L’associazione riferisce inoltre che il ragazzo sarebbe stato invitato dal parroco ad allontanarsi, attraverso un intervento al microfono, episodio che ha spinto la presidente Annese a rivolgersi direttamente al vescovo.
“Le scriviamo con il cuore in mano e con spirito di collaborazione”, si legge nell’incipit della missiva. La presidente sottolinea di non voler trasformare l’accaduto in una denuncia, ma in un’occasione di crescita per tutta la comunità ecclesiale. “Un giorno che doveva essere di festa e di Grazia è diventato un momento di sofferenza per il ragazzo e per la sua famiglia. Le scriviamo non per denunciare un episodio, ma per trasformarlo in un’opportunità”.
Da questa convinzione nasce la proposta di un “Patto per un Sacramento inclusivo”, da adottare in tutte le parrocchie della Diocesi di Castellaneta. L’obiettivo è garantire che bambini e ragazzi con disabilità possano ricevere i sacramenti in un contesto accogliente e rispettoso delle loro esigenze.
Cinque i punti indicati nella proposta: un colloquio preventivo con le famiglie per conoscere bisogni e caratteristiche della persona; percorsi di formazione rivolti a parroci e catechisti; piccoli adattamenti organizzativi, come spazi tranquilli, tempi più flessibili e supporti visivi; accordi personalizzati per lo svolgimento della celebrazione; l’individuazione, in ogni parrocchia, di un referente per l’inclusione.
“Siamo certi che insieme possiamo fare in modo che nessun bambino debba più rinunciare a Gesù perché il contesto non lo accoglie”, conclude la lettera.
L’appello dell’associazione punta così ad aprire una riflessione sul tema dell’accessibilità nelle comunità parrocchiali, affinché esperienze dolorose possano trasformarsi in un’occasione di confronto e di cambiamento.



