Il giudice ha escluso il reato di inquinamento ambientale perché il fatto non sussiste. Prescritto il reato di getto pericoloso di cose per i due ex direttori dello stabilimento durante la gestione ArcelorMittal
L’inchiesta sulle polveri dell’ex Ilva si chiude senza processo. Il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il proscioglimento di due ex direttori dello stabilimento siderurgico di Taranto, all’epoca gestito da ArcelorMittal, dall’accusa di inquinamento ambientale perché “il fatto non sussiste”. Per il reato di getto pericoloso di cose è invece intervenuta la prescrizione. A riportare la decisione è la Gazzetta del Mezzogiorno. Nel procedimento figurava anche Acciaierie d’Italia, indicata come civilmente obbligata per l’eventuale pena pecuniaria.
L’inchiesta prendeva le mosse dall’episodio del 4 luglio 2020, quando una tromba d’aria provocò una vasta dispersione di polveri che investì le abitazioni vicine allo stabilimento. Secondo l’impostazione iniziale della Procura, il fenomeno dello spolverio non si sarebbe limitato a quell’evento, ma sarebbe proseguito nel tempo, interessando il periodo compreso tra il 2018 e il 2021.
Nel fascicolo era confluita anche una relazione di Arpa Puglia, secondo la quale la nube aveva sollevato una consistente quantità di polveri provenienti dall’ex Ilva, causando il deposito di materiale sulle aree circostanti. Le analisi avevano rilevato la presenza di ferro, carbonio e altri metalli compatibili con le lavorazioni siderurgiche.
La difesa ha contestato l’impianto accusatorio, sostenendo l’insussistenza delle responsabilità contestate ai due ex direttori. Una tesi accolta dal giudice, che ha disposto il proscioglimento per il reato di inquinamento ambientale e ha così chiuso il procedimento già nella fase dell’udienza preliminare.



