Dura presa di posizione del movimento dopo le dichiarazioni della sindaca di Genova Silvia Salis. Plauso all’assessora Sabrina Lincesso e appello a unire salute, lavoro e bonifiche
“Taranto non è più disposta ad accettare che la salute dei suoi cittadini venga sacrificata in nome di interessi economici”. È il messaggio lanciato da Francesco Merico, referente di Terra Jonica, che interviene dopo le dichiarazioni della sindaca di Genova, Silvia Salis, sulla vicenda dell’ex Ilva.
“Come Terra Jonica – afferma Merico – non siamo rimasti sorpresi dalle parole della sindaca di Genova. Rappresentano la naturale prosecuzione di una logica coloniale nei confronti del Mezzogiorno e, in particolare, di Taranto, che ha caratterizzato la nostra storia industriale. Al di là della retorica della solidarietà operaia, né a Genova né a Roma interessa realmente il destino dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, considerata per decenni una zona di sacrificio e che qualcuno vorrebbe continuasse ad esserlo”.
Secondo il referente di Terra Jonica, la decisione che impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni segna un punto di svolta. “Si tratta di un risultato epocale, ottenuto esclusivamente grazie al coraggio e al sacrificio dei Genitori Tarantini. Da qui prende avvio una nuova fase, nella quale il popolo jonico non accetterà più che la propria salute venga subordinata ad altri interessi”.
Merico esprime inoltre apprezzamento per le recenti dichiarazioni dell’assessora al Welfare del Comune di Taranto, Sabrina Lincesso, definite “il primo segnale concreto di riscossa da parte di un’amministrazione che fino a oggi è stata troppo silente o ambigua su questo tema”.
“Non è il momento – aggiunge – di salire sul carro dei vincitori, ma di assumersi le responsabilità che per quindici anni sono state evitate. La fase che si apre sarà probabilmente la più difficile che il territorio abbia mai affrontato. Se però sapremo restare uniti, senza cadere ancora nella contrapposizione tra lavoro e ambiente, potremo costruire le basi di un futuro diverso”.
Infine, il movimento ribadisce che la mobilitazione non si fermerà. “Il nostro impegno raddoppia. Vogliamo lanciare un messaggio chiaro a Genova e allo Stato: Taranto non china più la testa. Se sarà necessario tornare a far sentire la nostra voce per ottenere i risarcimenti materiali e morali che spettano alla città, lo faremo. Nessuno dall’esterno può pretendere di conoscere le esigenze di Taranto meglio dei tarantini o anteporre i propri interessi a quelli di una comunità che per troppo tempo ha pagato un prezzo altissimo. Questo non lo tollereremo più”.


