È da poco terminata la cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo. Alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli occhi dell’Italia si sono posati sulla città dei Due Mari
Orgoglio, storia, mito, spettacolo, entusiasmo e soddisfazione a tutti i livelli. Pochi minuti fa si è conclusa la cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il bastimento è prezioso come quello di una miniera d’oro.
Oro che brilla, perché Taranto, con il suo stadio Erasmo Iacovone, nuovo di zecca, ha stupito sė stessa e l’Italia. Nessuna retorica, perché per la prima volta ha vissuto una serata da assoluta protagonista. Ci sono le telecamere di tutta Italia, Rai compresa, a mandare in onda la bellezza del nostro territorio. Quale migliore fierezza allora, perché tutto si è svolto secondo programma. Senza ritardi, senza intoppi. Non considerando tra questi ultimi gli sfottò alla Francia, quando i suoi atleti hanno sfilato ricordando la vittoria mondiale del 2006. Senza considerare tali neppure i fischi rivolti al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quando inquadrata o soltanto nominata nel corso dei due unici discorsi ufficiali. Il riferimento è a Massimo Ferrarese, presidente del comitato organizzatore e a Mehrez Bousayenne, vice presidente del Comitato internazionale dei Giochi. Tutto messo in conto e va bene così.
Nelle poco più di due ore della cerimonia si sono susseguiti momenti solenni e più leggeri, sapientemente miscelati. L’alternanza ha prodotto uno spettacolo incredibile che ha parlato a tutti e a tutte le sensibilità.
L’inno d’Italia è istituzionale, tutti in piedi o quasi e mano sul cuore. Un po’ di patriottismo non guasta. Irrompe lo spettacolo che fa ripiombare Taranto a 2500 anni fa: una serie di teli si gonfia a dismisura sino a mostrare un gigantesco mezzobusto marmoreo dell’atleta di Taranto, i cui eredi si sfideranno da domani.
Emozione storica andata a segno e non era facile. Inizia la sfilata delle 26 nazioni partecipanti. Apre la Grecia, come da protocollo, chiude l’Italia come paese ospitante. La presenza tricolore sul terreno di gioco dura più delle altre. Ci vuole del tempo per applaudire i 497 azzurri che fanno il pieno di entusiasmo e sostegno a gran voce. Carburante che servirà per battere gli avversari e andare a medaglia. L’obiettivo è di confermarsi nazione principe dei Giochi. Incetta di alloro in passato e ora ci si aspetta di fare altrettanto.
Sugli spalti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dichiara aperti i Giochi, e con lui anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e altri cinque capi di Stato dall’Albania alla Macedonia del Nord, passando per Kosovo, Libano e Libia. Le ultime tre bastano e avanzano per capire l’importanza dei Giochi, capaci di pacificare per un attimo i bollenti spiriti che di quei territori si sono impossessati. Ci sono anche i presidenti del Consiglio di Serbia e Algeria. Mediterraneo, in passato terra di scontro, oggi molto meno per quanto ci siano degli hotspot di guerra decisamente pesanti ancora da gestire.
Non è la serata giusta per pensarci, ci vuole anche leggerezza e ci pensano in tre. Apre la tarantina Mietta che canta con il cuore “Sotto u’ sole” l’inno dei Giochi tarantini. Albano e Serena Brancale, altri figli di Puglia, chiudono la triade musicale che investe tutti i gusti della platea presente. Quando si parlerà della notte di Taranto, d’ora in poi il pensiero potrebbe non andare soltanto a quella di 86 anni fa con il suo carico di bombe. Ce ne sarà un’altra, quella di una città che per una notte ha parlato al Mediterraneo con la lingua della fratellanza.


