“Spogliare Taranto della produzione primaria significa privare l’industria manifatturiera italiana di un asset sovrano strategico, rendendo di fatto il nostro Paese un mero trasformatore e rendendolo vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali. L’area a freddo non può prescindere da una produzione a caldo efficiente, moderna e vicina. Il disimpegno rispetto al caldo porterà, nel mio giudizio, nel medio periodo all’inevitabile declino dell’intero sito produttivo”
La questione dell’ex Ilva e il futuro della siderurgia italiana tornano al centro del dibattito, con l’imprenditoria tarantina che chiede di essere coinvolta nelle scelte strategiche per il rilancio dello stabilimento.
A intervenire è Vincenzo Cesareo, CEO di Comes Spa, realtà industriale che da decenni opera a Taranto e sul panorama internazionale, che esprime “forti preoccupazioni, ma anche delle concrete responsabilità” rispetto a quello che definisce un “momento storico decisivo per il futuro dell’ex Ilva e dell’intera siderurgia italiana”. Nel mirino c’è la recente manifestazione di interesse avanzata da una cordata nazionale, orientata all’acquisizione dell’area a freddo dello stabilimento e con l’ipotesi di lasciare allo Stato la gestione dell’area a caldo e del relativo impatto sociale.
“Ritengo che un’ipotesi che separi nettamente il ‘freddo’ dal ‘caldo’ si rivelerebbe insostenibile e priva di prospettiva industriale per Taranto e per il Paese per diversi e precisi motivi”, afferma Cesareo, indicando tra gli elementi di maggiore criticità “la strategicità della filiera integrata, il rischio altissimo di fallimento progettuale ed un impatto socio – economico potenzialmente devastante”.
Secondo l’imprenditore, “Spogliare Taranto della produzione primaria significa privare l’industria manifatturiera italiana di un asset sovrano strategico, rendendo di fatto il nostro Paese un mero trasformatore e rendendolo vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali.
L’area a freddo non può prescindere da una produzione a caldo efficiente, moderna e vicina. Il disimpegno rispetto al caldo porterà, nel mio giudizio, nel medio periodo all’inevitabile declino dell’intero sito produttivo”.
Particolare attenzione viene posta anche sulle ricadute occupazionali. “Inoltre, preme ribadirlo, la chiusura o il ridimensionamento drastico dell’area a caldo provocherebbe un disastro occupazionale che il territorio tarantino non è in grado di assorbire, in assenza di un tessuto economico diversificato già pienamente sviluppato”.
Da qui la proposta di una trasformazione tecnologica dell’area a caldo. “L’imperativo morale ed economico deve, dunque, essere quello di salvare l’area a caldo, trasformandola tecnologicamente, com’è ormai improcrastinabile, affinché smetta di essere una ferita ambientale e divenga, all’opposto, l’impalcatura che alimenta l’area a freddo, garantendo acciaio italiano sostenibile e di alta qualità, nonché una buona occupazione. – Sottolinea – In questo scenario, non appare accettabile l’esclusione o l’assenza dell’imprenditoria locale da processi decisionali di tale portata.
Le imprese del territorio, che da oltre sessant’anni convivono con lo stabilimento e che, come l’azienda che rappresento, hanno continuato a investire ingenti risorse proprie per promuovere l’innovazione e la transizione ecologica di questa terra, hanno il diritto di entrare in partita ed il dovere di contribuire alla soluzione dei problemi”.
A sostegno di questa posizione arriva anche un impegno economico concreto. “A testimonianza che questo impegno non rappresenta solo una dichiarazione di principio, il Consiglio di Amministrazione di Comes Spa, in seduta straordinaria, ha formalmente deliberato di mettere a disposizione fino ad 1 milione di euro per partecipare ad una cordata imprenditoriale finalizzata all’acquisizione ed al rilancio dell’ex Ilva, accanto ad altri partner industriali locali che condividano una visione sistemica e di lungo termine. – Si legge nella nota – “Non chiediamo scorciatoie con un simile impegno, ma anzi il riconoscimento del valore strategico del lavoro e degli investimenti fatti sul campo. Le imprese del territorio devono essere coinvolte nella definizione dei piani industriali del futuro assetto produttivo”.
Cesareo rivolge un appello al Governo e alle rappresentanze istituzionali. “Sono fiducioso che il Governo e le rappresentanze in indirizzo vorranno tenere in debita considerazione questo appello, con la concretezza che il momento richiede. – Conclude – Resto, a tal riguardo, a completa disposizione per ogni opportuno confronto”.



