L’associazione di categoria contesta la linea dell’amministrazione sulla chiusura dell’area a caldo. “Indicare cosa spegnere non è un piano economico”. E chiede al sindaco un progetto alternativo con investimenti, occupazione e tempi definiti
Aigi Taranto critica la linea dell’amministrazione comunale sulla chiusura dell’area a caldo.”Indicare cosa spegnere non è un piano economico”. E chiede al sindaco un progetto alternativo con investimenti, occupazione e tempi definiti.
“C’è un equivoco da sgombrare subito dal campo: nessuno pretende che il sindaco di Taranto faccia il ministro dell’Industria, compri un’acciaieria o finanzi con il bilancio comunale miliardi di investimenti siderurgici. Ma il Comune non può essere neppure un comitato d’opinione autorizzato soltanto a dire ciò che non vuole”. È il punto di partenza della lunga nota con cui gli esponenti di Aigi Taranto criticano l’amministrazione guidata da Piero Bitetti sulla gestione della vicenda ex Ilva e, più in generale, sulle prospettive economiche della città.
Secondo l’associazione, il Comune dovrebbe assumere un ruolo più incisivo nella definizione del futuro economico del territorio. Aigi richiama l’articolo 13 del Testo unico degli enti locali, che attribuisce ai Comuni funzioni amministrative anche in materia di sviluppo economico, nel rispetto delle competenze statali e regionali.
La contestazione è soprattutto politica: per Aigi, l’amministrazione Bitetti avrebbe chiarito con sufficiente nettezza ciò che intende superare, a partire dall’area a caldo dell’ex Ilva, senza aver ancora indicato con altrettanta precisione cosa dovrebbe sostituirla.
“Chiudere l’area a caldo non è un programma economico”, sostiene l’associazione. “È un obiettivo ambientale e industriale. Il programma economico viene dopo e dovrebbe rispondere alla domanda più semplice e più difficile: che lavoro faranno le persone che oggi vivono direttamente o indirettamente di quella produzione?”.
Il nodo dell’occupazione
Aigi richiama la dimensione occupazionale della crisi. Nell’aprile scorso la proroga della cassa integrazione ha interessato fino a 4.550 lavoratori del gruppo, mentre intorno allo stabilimento ruotano migliaia di addetti dell’appalto e dell’indotto.
L’associazione cita anche i 17 progetti presentati dal MIMIT il 5 agosto per Taranto e provincia, per oltre due miliardi di euro e migliaia di occupati previsti. “Sono numeri seri e opportunità da coltivare”, riconosce Aigi, ma sottolinea la distanza tra un progetto annunciato e la sua effettiva ricaduta occupazionale.
Da qui la richiesta di un “piano economico di transizione” elaborato dal Comune: non una lista di progetti, ma un programma con investimenti, tempi, professionalità da ricollocare e posti di lavoro.
La chiusura dell’area a caldo
Aigi ricostruisce quindi le posizioni assunte da Bitetti nel primo anno di mandato. Nel suo primo Consiglio comunale, il 25 luglio 2025, il sindaco dichiarò che l’amministrazione avrebbe lavorato per la chiusura dell’area a caldo, collegando l’obiettivo alla salvaguardia dell’occupazione.
Il 31 luglio, dopo aver presentato e successivamente ritirato le dimissioni, Bitetti ribadì al confronto con il Governo la propria contrarietà all’accordo proposto e la necessità che la decarbonizzazione portasse al superamento dell’area a caldo.
Per Aigi, si tratta di una posizione politica legittima, ma non sufficiente a definire una strategia economica. L’associazione richiama anche la manifestazione del 14 luglio 2025 sotto Palazzo di Città, le successive dimissioni del sindaco e il loro ritiro tre giorni dopo, oltre al ruolo dell’assessore alla Transizione ecologica e all’Ambiente Fulvia Gravame, già esponente di PeaceLink e candidata con Europa Verde/AVS.
Secondo Aigi, questi passaggi mostrerebbero la difficoltà dell’amministrazione nel mantenere un equilibrio tra istanze ambientaliste, salvaguardia dell’occupazione e confronto con il Governo.
La sentenza e il futuro della siderurgia
La questione è tornata al centro del dibattito dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio 2026, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo entro novanta giorni, subordinando l’eventuale ripartenza alle condizioni indicate nel provvedimento.
Pochi giorni dopo Bitetti ha definito la decisione una “pietra tombale” sull’area a caldo. È proprio questa espressione che, secondo Aigi, richiede un chiarimento politico. L’associazione distingue infatti tra la chiusura degli attuali impianti a carbone e l’abbandono della produzione primaria di acciaio a Taranto.
La stessa Jindal, ricorda Aigi, ha confermato il proprio interesse sia per l’area a freddo sia per quella a caldo, ipotizzando la realizzazione di un nuovo forno carbon free.
Da qui la domanda rivolta al sindaco. “Quando parla di “pietra tombale sull’area a caldo”, intende la fine degli attuali impianti a carbone oppure la fine della produzione primaria di acciaio a Taranto?”.
Per l’associazione, le due prospettive sono radicalmente diverse: nella prima Taranto continuerebbe a puntare sulla siderurgia attraverso nuovi impianti e tecnologie decarbonizzate; nella seconda dovrebbe invece costruire un’economia alternativa alla grande industria.
“Il Governo faccia il Governo, ma Bitetti faccia il sindaco” È questo il passaggio centrale della critica di Aigi. L’associazione riconosce che gli investimenti di dimensione miliardaria spettano soprattutto allo Stato, ma sostiene che il Comune abbia comunque strumenti amministrativi, urbanistici e di promozione territoriale per definire una strategia.
La domanda posta ad amministrazione e sindaco è quindi precisa. “Dov’è il Piano Taranto post-Ilva del Comune di Taranto?”. Aigi chiede di conoscere quali industrie si intendano attrarre, quali investitori siano stati contattati, quanti posti di lavoro possano essere creati anno per anno, quali professionalità dell’ex Ilva possano essere riassorbite e quale sia il cronoprogramma.
L’associazione riconosce che l’amministrazione ha avanzato proposte su porto, rinnovabili, Blue Economy e università, ma sostiene che non emerga ancora un documento comunale in grado di misurarsi, per dimensione e tempi, con il rischio occupazionale legato all’ex Ilva.
Le ordinanze sull’ex Ilva
Nel mirino di Aigi finiscono anche i provvedimenti adottati dal sindaco. Il 14 aprile scorso Bitetti ha firmato un’ordinanza che imponeva la sospensione entro trenta giorni della centrale termoelettrica dell’ex Ilva, fino alla presentazione e all’approvazione di un piano di riduzione delle emissioni. Il provvedimento era motivato con esigenze di tutela della salute pubblica. Il TAR ha successivamente sospeso l’efficacia dell’ordinanza, prescrivendo comunque gli adempimenti ambientali richiesti.
Aigi ricorda inoltre i precedenti delle amministrazioni guidate da Rinaldo Melucci: l’ordinanza del 2020, poi annullata dal Consiglio di Stato nel 2021, e quella del 2023 sui picchi di benzene.
Secondo l’associazione, emerge così una continuità nell’utilizzo degli strumenti amministrativi per incidere sulla continuità produttiva dello stabilimento. Il problema, sostiene Aigi, sarebbe invece l’assenza di una strategia economica alternativa altrettanto concreta.
I Giochi del Mediterraneo non bastano
Nella nota trovano spazio anche i Giochi del Mediterraneo, che Aigi considera un’importante occasione per Taranto ma non una risposta alla crisi industriale. Il Governo ha stanziato 300 milioni di euro, di cui 275 milioni destinati alle infrastrutture sportive e 25 milioni all’organizzazione della manifestazione, in programma dal 21 agosto al 3 settembre. “Uno stadio ristrutturato non è un’acciaieria. Un palazzetto dello sport non è una filiera industriale”, sostiene l’associazione.
Per Aigi, i Giochi possono lasciare infrastrutture, visibilità e una nuova immagine della città, ma non possono sostituire nel lungo periodo l’occupazione generata dalla siderurgia e dal suo indotto.
“Il Comune non può limitarsi ad aspettare”. La critica finale è rivolta al metodo di governo della città. Secondo Aigi, il primo anno dell’amministrazione Bitetti avrebbe restituito l’immagine di un Comune troppo dipendente dalle decisioni di Governo, MIMIT, Regione, investitori e magistratura.
“Governare una città non significa soltanto chiedere agli altri che cosa intendano farneW, afferma l’associazione, che rovescia una recente frase del sindaco — “Il Governo deve dire cosa vuole fare di Taranto e per Taranto” — trasformandola nella domanda: “Il sindaco deve dire cosa il Comune di Taranto vuole fare di Taranto”.
La richiesta è dunque di chiarire una volta per tutte la strategia industriale della città. Se Taranto deve continuare a produrre acciaio, sostiene Aigi, il Comune dovrebbe indicare quale siderurgia, con quali tecnologie, capacità produttiva e condizioni ambientali, e sostenerla istituzionalmente. Se invece l’obiettivo è uscire dalla grande siderurgia, dovrebbe presentare prima dello spegnimento un piano alternativo credibile, finanziato, quantificato e compatibile con i tempi della crisi occupazionale.
Nell’ultima parte della nota Aigi affronta anche la possibile eredità politica della vicenda. L’associazione precisa di non voler attribuire a Bitetti la responsabilità esclusiva di un’eventuale chiusura dell’ex Ilva: le decisioni coinvolgono Governo, magistratura, commissari, Ministeri, Regione, mercato e investitori, oltre a decenni di scelte industriali.
Ma, sostiene Aigi, se l’area a caldo dovesse essere definitivamente fermata durante il suo mandato, dopo che la stessa amministrazione ne ha indicato la chiusura come obiettivo politico e ha adottato provvedimenti potenzialmente in grado di incidere sull’attività dello stabilimento, il sindaco non potrebbe considerarsi estraneo alle conseguenze politiche della trasformazione.
La prospettiva, secondo l’associazione, è doppia: da una parte una lunga transizione verso un’economia fondata su nuova manifattura, porto, logistica, turismo, università, energia, cantieristica, cultura, mitilicoltura e Blue Economy; dall’altra il rischio di una crisi industriale destinata a trasformarsi in crisi economica, sociale e demografica.
“Prima di contribuire a spegnere un sistema economico bisogna almeno sapere cosa si intende mettere in funzione al suo posto”, è la conclusione di Aigi. “Lo Stato faccia lo Stato. La Regione faccia la Regione. Ma il sindaco smetta di aspettare che siano sempre gli altri a decidere il destino della città. Il Comune faccia il Comune”.
L’associazione annuncia infine che, durante i Giochi del Mediterraneo, imprese e associazioni faranno “ogni sforzo” per tutelare l’immagine della manifestazione, ma avverte che, una volta conclusi i Giochi, potrebbe crescere la mobilitazione contro la gestione istituzionale della vicenda ex Ilva.
“Chiusi i Giochi, il tempo del silenzio sarà finito”, conclude Aigi, rivolgendosi direttamente al sindaco. “Avrà lei stesso il compito — ed il piacere — di spiegare, davanti a Palazzo di Città e a migliaia di lavoratori e famiglie, quale futuro li attende”.



