La seconda legislatura Melucci. La prima legislatura Bitetti. Le cose in comune cominciano ad essere tante. Troppe. L’attuale sindaco porterà, negli anni a venire, la responsabilità di aver legittimato il nulla. Facendolo assurgere a cifra politica. Basta poco per passare dalla macelleria sociale alla macelleria social
Le somiglianze cominciano ad essere tante. Troppe. La seconda legislatura Melucci. La prima legislatura Bitetti. Esperienze di governo pressoché identiche, speculari. Il primo era negato per la politica, nonostante mostrasse sprazzi di talento manageriale. Il secondo è negato per la politica, nonostante rida sempre. Un riso stereotipato, inespressivo, regalato (agli astanti) al bisogno. Quando serve per provare a catturare un consenso volato altrove, dispersosi in mille rivoli.
Melucci componeva gruppi consiliari di notte per poi disfarli la mattina dopo. Faceva tutto da solo. Cresciuto nel mito di Penelope, tesseva il proprio sudario politico-amministrativo nel mentre pensava di prepararlo agli altri. Bitetti asseconda la creazione di gruppi consiliari nati per gemmazione che, ai primi appuntamenti elettorali, si sfaldano. Per intervenuta – e risentita – defezione. Melucci aveva un’opposizione per modo di dire. Sulla carta. Che, quando serviva, si alzava. Si allontanava dall’Aula pur di non votargli contro. Che frequentava i bagni comunali qualora l’incontinenza si trovasse a fronteggiare l’avanzata del numero legale. Bitetti non ha un’opposizione. La destra tarantina risulta non pervenuta. Andrebbe fischiata più di quanto non si sia fatto con la premier Meloni.
Melucci riempiva i CdA delle partecipate assecondando i desiderata dei partiti. Bitetti nomina i CdA delle partecipate assecondando i propri desiderata. Melucci rese inflazionato lo strumento amministrativo degli affidamenti diretti. Bitetti, in ossequio allo stesso principio, rischia di confondere la macelleria sociale con la macelleria social. Legittimando improbabili profili, portatori sani di disagio giovanile, destina soldi pubblici all’incontro con il nulla. Ed eleva, così facendo, l’odio opportunistico, diffamatorio di costoro, a cifra politica. A clava disperata dei nuovi disperati. I due, Melucci e Bitetti, hanno molte cose in comune. Purtroppo per Taranto. Anche a questo giro abbiamo sbagliato.


