Cerimonia bellissima, Taranto magnifica, contestazione a Meloni (e Bitetti) che fa parte del gioco nella serata che ha celebrato i Giochi. L’insegnamento di Predrag Matvejevic sul concetto di futuro. Abbiamo tutto per tornare ad essere una grande capitale del Mediterraneo
Mentre scorrevano le suggestive immagini Rai della cerimonia d’apertura dei XX Giochi del Mediterraneo, il mio personale pensiero è andato a Predrag Matvejevic. A certe letture giovanili. E all’intellettuale che ha raccontato con il suo libro-capolavoro, “Breviario mediterraneo”, la nostra identità condivisa. La civiltà del viaggio. La libertà del mare. L’anarchia di certi naufragi salvifici. Non più piccola, ma grande. Non più provinciale, ma cosmopolita. Non più solo acciaio, ricatto, fischi democratici rivolti alla premier, al sindaco Bitetti, al presidente Decaro se solo qualcuno lo avesse nominato, ma cultura. Pragmatismo in movimento. Suggestioni reali.
Taranto è ridiventata come d’incanto Atleta delle propria gesta, mito proiettato nel futuro, nella notte della rivincita attesa troppo a lungo. Dei tre cerchi continentali bagnati dalle onde dell’avvenire. Un grande evento internazionale può cambiare il destino di una comunità, mutarne il senso di marcia. Rifondarne lo spirito di grandezza. E’ già accaduto con una decadente Barcellona nelle Olimpiadi del 1992. Può succedere ancora, se si saprà dare seguito ai buoni propositi visti all’opera ieri sera.
I Giochi un miracolo, comunque, lo hanno già compiuto: riconnettere Taranto alla sua memoria sbiadita. All’Alzheimer del racconto collettivo dimenticato, ferito, per dirla con le parole dell’attore Giovanni Guarino. Perché si torni ad essere una capitale del Mediterraneo, la città pugliese dovrà cambiare registro. Pensare – e pensarsi – in grande, fare tutti i giorni quanto saprà mostrare al mondo intero nelle prossime due settimane. Basta deleghe in bianco. Basta ideologismi di cartapesta. Basta rappresentanze modeste. Basta complessi d’inferiorità verso chicchessia. Basta con il disfattismo piagnone. Non abbiano nulla da invidiare a nessuno, sono gli altri semmai che dovrebbero invidiarci. Padroni del nostro destino, lo sguardo dovrà posarsi sul mare. Sul futuro che, proprio Predrag Matvejevic, ci ha insegnato essere l’unico posto in cui possiamo andare.


