La politica tace. Le istituzioni peggio che andar di notte. Del siderurgico tarantino s’interessa il già presidente del Taranto calcio. Con una letterina recapitata a Ferragosto. Meno rumore digitale, più esercizio di buon senso. L’inflazione della parola alimentata dai social commedia manager
Parlano tutti, ormai. Parlano tanto. In continuazione. Non importa quale ruoli rivesti, se ne rivesti qualcuno. Ciò che conta è dire la propria. Offrire consigli non richiesti. Incrementare l’inflazione della parola. Discettare su qualsiasi cosa possa capitare a tiro. La politica. L’economia. Lo sport. Le ultime novità introdotte dalle neuroscienze. Più latitano le competenze, più si disperde il sapere, più avanza la figura del tuttologo. Di colui che conosce senza conoscere.
La letterina di Ferragosto, a firma di Vito Ladisa, già presidente del Taranto calcio, rientra in questo schema. In una possibile verità osservata con la lente della propaganda. Chiedere la chiusura dell’Ilva, il passaggio ad altri modelli produttivi, è legittimo. Nell’epoca della comunicazione ridotta a racconto emozionale, a social commedia manager, quasi normale. Ma non opportuno. Non necessario. Specie, poi, in un momento storico come quello attuale. Con una città ridotta a polveriera dei diritti contrapposti. Lacerata nel suo tessuto sociale. Scollata dai centri decisionali. Taranto andrebbe normalizzata, non ulteriormente esasperata. Rassicurata senza soffiare sul fuoco delle disperazioni collettive. Con le parole dosate. Con i giudizi soppesati. Con certi silenzi d’oro.
Di salvatori della patria non se ne vedono in giro. Neanche di Angeli della Storia. L’Ilva non è la squadra di calcio. La gestione del nuovo Iacovone. L’abbonamento calcistico da comprare all’Edicola o da sottoscrivere con i sindacati che, sull’argomento, hanno idee diametralmente opposte. E’ qualcosa di più complesso. E più grande di qualsiasi project financing presentato – o da presentare. La parola, il logos, non dovrebbe mai slegarsi dall’etica. La sua uscita, signor Ladisa, la consideriamo improvvida. Fuori contesto. Per il futuro, un auspicio: meno rumore digitale, più esercizio di buon senso. Se si volesse realmente bene a Taranto.


