Parte il nuovo campionato di Eccellenza pugliese. Taranto favorito ai nastri di partenza. Ma occhio a Canosa e Squinzano
Eccellenza Puglia, il Taranto è la squadra da battere. Ma il campionato è ancora tutto da vincere. C’è una squadra che parte davanti alle altre. E non potrebbe essere diversamente. Il Taranto, per qualità ed esperienza della rosa, per investimenti e per ambizioni dichiarate, è la formazione che accompagna l’inizio di questa stagione di Eccellenza con i favori del pronostico. Sarebbe difficile sostenere il contrario. Ma proprio perché il calcio non è una scienza esatta, sarebbe altrettanto sbagliato trasformare un pronostico in una sentenza.
Il Taranto è favorito. Non è ancora campione. È questa, probabilmente, la premessa dalla quale bisogna partire per leggere un campionato che si annuncia particolarmente interessante, con Canosa, Squinzano, Vigor Trani e F.C. Bisceglie pronte a giocare le proprie carte e con la possibilità, tutt’altro che remota, che qualche altra squadra possa inserirsi nella lotta al vertice.
Il Taranto e le tante domande di una squadra costruita per vincere. La società rossoblù ha operato in profondità sul mercato. Sono arrivati calciatori esperti, diversi dei quali con un passato significativo anche nelle categorie superiori. Una rosa importante, costruita senza nascondere l’obiettivo finale. Ma una squadra forte non è necessariamente, già dal primo giorno, una squadra pronta a vincere.
Il Taranto dovrà trovare innanzitutto i propri equilibri. In alcuni ruoli la rosa appare persino sovrabbondante, con giocatori dalle caratteristiche simili e gerarchie che dovranno essere definite. Il centrocampo mette sul piatto esperienza e conoscenza del calcio, ma anche un passo non propriamente brillante. E poi c’è la gestione dello spogliatoio.
Quando si mettono insieme calciatori con personalità e curriculum importanti, il compito dell’allenatore diventa ancora più delicato. Non basta scegliere gli undici migliori: occorre costruire un gruppo nel quale anche chi gioca meno si senta parte del progetto. Persino la fascia di capitano assume, in questo contesto, un significato particolare. La scelta dovrà cadere sul giocatore capace di essere il riferimento dello spogliatoio, non semplicemente sul nome più autorevole.
Giuliatto, un’altra scommessa. E poi c’è la panchina. Giuliatto è chiamato a guidare un gruppo profondamente rinnovato e a trasformare tante individualità in una squadra. È una responsabilità importante per un tecnico ancora relativamente giovane e con poca esperienza da allenatore a questi livelli. Delle sue idee tattiche, al momento, non sappiamo ancora abbastanza. Il 4-2-3-1 proposto in alcune amichevoli non ha lasciato particolarmente convinti, ma sarebbe ingeneroso emettere sentenze sulla base delle partite estive. Le amichevoli servono proprio per provare, cambiare, correggere.
Resta però una domanda: quanto tempo avrà il Taranto per trovare il proprio equilibrio? Perché il campionato non aspetta. E il Taranto parte già con qualche difficoltà. Non bisogna dimenticare, infatti, che i rossoblù cominceranno il torneo con due punti di penalizzazione. Le prime due partite interne saranno inoltre disputate a porte chiuse. E c’è ancora da risolvere definitivamente la questione dello Iacovone.
Lo splendido colpo d’occhio dello stadio nel giorno dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo non deve trarre in inganno. Una cerimonia non è una partita di campionato: l’impianto deve ancora essere adeguato per ospitare regolarmente le gare ufficiali.
Dopo il 4 settembre, dunque, sarà necessario accelerare. E non c’è soltanto lo Iacovone. Anche il campo B, dopo gli interventi effettuati sulla struttura, necessita di un lavoro di ripristino per poter tornare a disposizione della squadra. Può sembrare una questione secondaria. Non lo è affatto.
Una squadra che vuole vincere ha bisogno anche di una quotidianità normale: allenarsi nella propria casa, avere i propri spazi, le proprie abitudini, la propria organizzazione. Girovagare per i campi della provincia non è certamente la condizione ideale per preparare una stagione nella quale ogni dettaglio può fare la differenza. Per questo, probabilmente, il primo obiettivo della società dovrebbe essere proprio questo: riportare il Taranto a casa propria.
Canosa e Squinzano non hanno intenzione di fare da spettatori
Se il Taranto parte davanti, non significa che dietro ci sia il vuoto. Il Canosa è probabilmente la squadra che più di tutte può mettere in discussione il pronostico. Ha costruito un organico competitivo e soprattutto ha affidato la squadra a Pasquale De Candia, uno dei tecnici più preparati dell’intero panorama calcistico pugliese. È una combinazione che merita attenzione. Il Canosa può essere l’avversario capace di approfittare di ogni passaggio a vuoto del Taranto.
Lo Squinzano, dal canto suo, ha dalla propria parte una società economicamente solida e un progetto che parte dalle certezze costruite nella passata stagione. La rosa è stata ulteriormente rafforzata e le ambizioni di vertice non vengono nascoste. E anche questo è un dato da considerare: chi punta al primo posto deve avere il coraggio di dichiararlo, ma poi deve avere la forza di sostenerlo sul campo.
Un gradino più sotto, almeno sulla carta, possiamo collocare la Vigor Trani. Ma attenzione a considerarla soltanto una neopromossa. Società e squadra sono in crescita e alle spalle c’è una piazza dalla storia calcistica importante. Trani è stata anche in Serie B e conserva un patrimonio di passione e tradizione che non può essere ignorato.
Tra le possibili sorprese, infine, merita una citazione il F.C. Bisceglie, che già nello scorso campionato aveva dimostrato di poter mettere in difficoltà le formazioni più accreditate. Potrebbe essere una delle squadre capaci di rendere il torneo meno prevedibile.
La settima giornata dirà qualcosa. Per il Taranto ci sarà anche un calendario da affrontare con attenzione. Alla settima giornata arriverà la trasferta di Canosa. Sulla carta, il primo vero grande esame della stagione. Arrivarci bene sarà importante. Uscire indenni da quella gara potrebbe esserlo ancora di più.
Se il Taranto riuscisse a superare la prima parte della stagione, nonostante la penalizzazione, le porte chiuse, le difficoltà logistiche e l’inevitabile periodo di assestamento di una squadra profondamente rinnovata, il quadro potrebbe diventare molto più favorevole. Presentarsi al giro di boa con 43 punti, già al netto dei due punti di penalizzazione, significherebbe avere costruito una base importante per affrontare il ritorno con maggiore serenità. Ma prima quei punti bisogna conquistarli.
I campionati, infatti, non si vincono con i proclami. Ed è qui che forse sarebbe opportuno abbassare un po’ il volume dei proclami. Le ambizioni della proprietà dei fratelli Ladisa e dell’entourage societario sono legittime. Il Taranto è stato costruito per vincere e non avrebbe senso nasconderlo.
Ma il calcio, soprattutto quello dei campionati lunghi, ha una memoria particolare: ricorda molto bene chi ha parlato troppo prima e chi ha lavorato abbastanza durante. Le esperienze della passata stagione avrebbero dovuto insegnare che tra il dichiarare una vittoria e conquistarla c’è una distanza enorme.
Il campionato non si decide quando si presentano le squadre. Si decide a dicembre, quando arrivano le prime difficoltà. Si decide a gennaio, quando le gambe diventano più pesanti e gli infortuni cominciano a incidere. Si decide nelle partite sporche, nelle quali il grande favorito non riesce a giocare bene e deve comunque trovare il modo di vincere. Ed è proprio lì che serviranno esperienza, equilibrio, organizzazione e soprattutto umiltà. Quella vera. Quella che appartiene soltanto alle squadre veramente forti.
Il pronostico è rossoblù. La storia, invece, deve ancora essere scritta. Dunque sì: il Taranto è la squadra da battere. Ha più qualità, più esperienza e una rosa costruita con l’obiettivo dichiarato di conquistare il campionato. Ma Canosa, Squinzano, Vigor Trani e F.C. Bisceglie hanno qualità e ambizioni sufficienti per rendere il cammino tutt’altro che scontato. E in un torneo nel quale basta perdere qualche punto inatteso per riaprire completamente i giochi, nessuno può permettersi di sentirsi già arrivato.
Il Taranto può vincere. È il favorito. Ma non ha ancora vinto nulla. E forse la prima regola per provare a farlo dovrebbe essere proprio questa: non confondere i favori del pronostico con una certezza. Perché i campionati si vincono sul campo. Spesso nelle partite apparentemente più semplici.
E quasi sempre con l’umiltà di chi sa di essere forte, ma continua a comportarsi come se dovesse ancora dimostrarlo.


