Nella nota stampa il gruppo politico ambientalista di Giovanni Carbotti, Gregorio Mariggiò, Rosa D’Amato, Riccardo Rossi e Antonio Lenti chiedono che le proposte per cui si sono battuti, negli ultimi quindici anni, vengano finalmente messe in campo
Come Europa Verde esprimiamo soddisfazione per la decisione della Corte d’Appello civile di Milano che ha respinto la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre. Ringraziamo l’associazione Genitori Tarantini e gli avvocati per il risultato raggiunto. Questa decisione certifica il fallimento politico di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni. Che nessuno si permetta di scaricare responsabilità sulla magistratura, che ha solo fatto il loro dovere, ovvero applicare le leggi.
È una decisione importante perché ribadisce un principio per noi irrinunciabile, il diritto alla salute, alla vita e a un ambiente salubre non può essere subordinato alle esigenze della produzione industriale. Sia chiaro, non esultiamo per le difficoltà che lo spegnimento può comportare per lavoratori e famiglie. Al contrario, chiediamo che questa fase rappresenti l’avvio di una vera transizione, capace di superare definitivamente la falsa contrapposizione tra salute e lavoro.
È arrivato il momento di mettere in atto le proposte che come Verdi suggeriamo da 15 anni. Un piano straordinario per Taranto che garantisca reddito, occupazione e prospettive ai lavoratori diretti e dell’indotto. In particolare, lo smantellamento degli impianti e le bonifiche devono essere realizzati reimpiegando gli stessi lavoratori dello stabilimento, garantendo continuità occupazionale e senza che nessuno perda il proprio posto di lavoro, e misure straordinarie quali prepensionamenti per i lavoratori che hanno svolto lavori usuranti o a contatto con l’amianto ed incentivi all’esodo.
Le bonifiche devono partire subito e diventare il primo grande cantiere della nuova Taranto, diversificando l’economia della città puntando sulla valorizzazione del territorio, nella creazione di una no tax area per favorire ed attrarre nuovi investimenti produttivi. Taranto è una città in forte credito con lo Stato, è ora di pensare ad un futuro differente slegato dalla monocultura dell’acciaio e sviluppare quelle alternative che per anni sono state negate alla città. Non si tratta semplicemente di sostituire un impianto con un altro, ma di cambiare il modello di sviluppo e produttivo della città, creando lavoro senza produrre più malattia, devastazione ambientale e perdita di qualità della vita.
La cabina di regia dovrà essere a Taranto con la costituzione di un tavolo interministeriale di tecnici finanziati dal governo.
Questa transizione deve essere costruita insieme al territorio, coinvolgendo lavoratori, sindacati, cittadini, imprese, istituzioni, università e mondo della ricerca. Taranto non può più essere il luogo dove altri decidono e la comunità paga le conseguenze.


