La gestione trentennale dello Iacovone. I parcheggi del nuovo ospedale San Cataldo. Quelli di Palazzo Archita. Gli immobili in Città vecchia. Non e’ un Piano industriale, ma un piano di conquista quello lanciato dai fratelli Ladisa. Sullo sfondo Legends Global, rappresentata dall’ex campione del mondo Zambrotta. E uno scambio molto acceso, che ci sarebbe stato nei giorni scorsi, tra Bitetti e il direttore generale dell’ente: Marco Lesto
Dal calcio allo Iacovone, dal San Cataldo alla Città vecchia: troppe voci, troppe domande. Adesso servono risposte. A Taranto le notizie, qualche volta, arrivano prima nei corridoi dei palazzi che sulle pagine dei giornali. Viaggiano leggere, sospinte da quelle correnti d’aria che attraversano uffici e stanze del potere. Ma quelle che stanno circolando in questi giorni sono voci che, se confermate, meriterebbero ben altro che un bisbiglio. Al centro ci sarebbero i rapporti tra il sindaco Piero Bitetti, la sua amministrazione e i fratelli Ladisa, attuali proprietari della Taranto calcio.
Partiamo dalla vicenda più delicata. Si racconta di un documento che avrebbe dovuto autorizzare l’utilizzo gratuito dello stadio Iacovone da parte della società rossoblù, accompagnandolo con un contributo pubblico a fondo perduto di importo a cinque zeri. Il direttore generale del Comune, Marco Lesto, si sarebbe rifiutato di firmarlo, ritenendo l’operazione non sufficientemente chiara e non coerente con le responsabilità del proprio incarico.
Sempre secondo le indiscrezioni, a quel rifiuto sarebbe seguito un aut-aut: firmare oppure dimettersi. Lesto sarebbe rimasto al proprio posto. Senza firmare. Se fosse vero, non sarebbe una questione da liquidare come un normale contrasto interno alla macchina amministrativa. Sarebbe necessario conoscere documenti, motivazioni e responsabilità.
Ma c’è una domanda ancora più grande. Perché i fratelli Ladisa sono arrivati a Taranto? La proprietà del calcio cittadino può certamente nascere dalla passione sportiva e dalla volontà di investire. Ma intorno a questa presenza si stanno accumulando indiscrezioni che raccontano una possibile strategia assai più ampia.
Si parla dello Iacovone e delle aree circostanti, di una possibile gestione trentennale; dei parcheggi del futuro ospedale San Cataldo; del centro storico; dell’ipotesi di un parcheggio sotto lo storico Palazzo Archita; di interventi sugli immobili della Città vecchia destinati all’housing sociale. Se queste ipotesi fossero fondate, il calcio potrebbe essere soltanto una parte di un progetto imprenditoriale molto più vasto. E sia chiaro: non c’è nulla di illegittimo nell’interesse di un privato a investire a Taranto. Il problema è un altro.
Quando entrano in gioco patrimonio pubblico, impianti comunali, concessioni, parcheggi e denaro dei cittadini, la domanda non è soltanto quanto possa guadagnare l’investitore. La domanda è: quanto ci guadagna Taranto? Quanti posti di lavoro? Quali investimenti? Quali garanzie? Quali canoni? Quali ricadute sulle imprese locali? Quali benefici per i quartieri interessati?
È questa la questione. E non può essere elusa neppure quando si parla dei punti di ristoro collegati ai recenti Giochi del Mediterraneo, altra vicenda sulla quale l’opinione pubblica ha diritto di conoscere modalità, procedure e benefici per la città.
Poi c’è Legends Global, colosso californiano della gestione di grandi eventi e strutture sportive, che manterrebbe l’interesse per lo Iacovone e per le nuove piscine costruite nell’area della Torre D’Ayala. Sul territorio i rapporti sarebbero curati anche dall’ex campione del mondo Gianluca Zambrotta. Si parla di una possibile manifestazione di interesse accompagnata da un idoneo quanto interessante piano industriale. Se così fosse, tanto meglio. Perché una città seria non dovrebbe avere paura della concorrenza tra progetti e investitori. Al contrario: dovrebbe pretenderla. Più proposte. Più trasparenza. Più garanzie. Più vantaggi per la comunità.
Il sindaco Bitetti ha dunque una grande occasione: dimostrare che a Taranto non esistono corsie preferenziali e che ogni progetto viene valutato esclusivamente sulla base dell’interesse pubblico. Per questo sarebbe auspicabile che fosse proprio l’amministrazione a spazzare via tutte le voci. Documenti alla mano. Perché se le indiscrezioni sono infondate, basta dirlo. Se invece contengono una parte di verità, è arrivato il momento di spiegare ai tarantini che cosa si sta progettando, per chi e soprattutto con quali vantaggi per la città.
Taranto non ha bisogno di nuovi padroni. Ha bisogno di investitori. Non ha bisogno di operazioni opache. Ha bisogno di progetti trasparenti. E soprattutto non può più permettersi che il patrimonio pubblico venga considerato il punto di partenza per il tornaconto di pochi. Le correnti d’aria possono continuare a viaggiare nei corridoi del Palazzo. Ma adesso sarebbe il caso di aprire le finestre.E lasciare che a parlare siano finalmente i fatti.


