L’ organizzazione: “Dai cantieri dei Giochi una lezione per la nuova stagione della transizione: prepariamo prima le imprese, rendiamo accessibili le opportunità e misuriamo quanto degli investimenti resta davvero sul territorio”
“I dati recentemente emersi attraverso la Cassa Edile sui lavori dei Giochi del Mediterraneo ci consegnano una domanda che Taranto non può permettersi di rinviare.
Per i soli Giochi – fanno sapere – si parla di oltre 270 milioni di euro di interventi complessivi, dei quali circa 94 milioni relativi a lavori edili. I dati richiamati dalla Fillea-Cgil sulla base delle registrazioni della Cassa Edile indicano 4,2 milioni di euro di massa salari e 357 mila ore lavorate registrate a Taranto. Numeri che vanno letti nella loro esatta portata, ma che rendono ancora più urgente una riflessione che riguarda non soltanto i Giochi. Negli ultimi anni Taranto è stata interessata contemporaneamente da PNRR, CIS e da una stagione di investimenti pubblici senza precedenti. Quanto di questa straordinaria stagione di investimenti ha fatto crescere strutturalmente il sistema produttivo del territorio?
Ci interessa soprattutto imparare – aggiungono nella nota – dall’esperienza mentre Taranto si prepara a una stagione ancora più importante. Transizione industriale, bonifiche, porto, rigenerazione urbana, diversificazione e nuovi insediamenti potranno generare altri investimenti e grandi commesse.
Questa volta dobbiamo arrivare prima.
Non chiediamo scorciatoie né affidamenti garantiti. Le imprese devono competere, investire, qualificarsi, innovare e assumersi il rischio d’impresa. Ma il territorio non può limitarsi ad aspettare l’apertura delle gare. La ricaduta sul sistema produttivo locale deve essere uno degli obiettivi delle politiche di sviluppo, utilizzando pienamente gli strumenti consentiti dalle norme.
E non partiamo da zero. Già il CIS Taranto contiene un principio importante: le amministrazioni responsabili si impegnano a introdurre modalità di coinvolgimento delle imprese della regione e dei territori nei quali sono localizzati gli investimenti, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese. È un’indicazione da valorizzare concretamente e da assumere come riferimento anche nella nuova stagione che abbiamo davanti.
Taranto – affermano – non chiede di sottrarre le proprie imprese alla concorrenza. Chiede di costruire le condizioni perché possano competere davvero.
Significa anche utilizzare, nel rispetto delle norme, gli strumenti che possono rendere le opportunità realmente accessibili alle micro e piccole imprese, evitando, dove possibile, che dimensioni e requisiti diventino una barriera all’accesso delle imprese minori.
“Non possiamo continuare ad arrivare dopo – afferma Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Taranto. Dopo per scoprire che la partecipazione delle nostre imprese è stata limitata. Dopo per accorgerci che mancavano qualificazioni o certificazioni. Dopo per domandarci perché non si siano aggregate. Quando arriviamo dopo, il lavoro è già andato altrove.”
Per questo proponiamo un metodo concreto: conoscere prima, preparare le imprese, rendere accessibili le opportunità, misurare dopo. Conoscere prima non significa sapere chi vincerà le gare. Significa sapere quale domanda di lavoro, servizi, forniture e competenze gli investimenti potranno produrre. Per ogni grande intervento dobbiamo conoscere con sufficiente anticipo, nei limiti consentiti dalle regole, quali lavorazioni e professionalità potrà richiedere.
Contemporaneamente serve una mappatura volontaria e aggiornata delle imprese: cosa sanno fare, quali qualificazioni possiedono, cosa manca loro per crescere, quali investimenti devono affrontare e quali sono disponibili ad aggregarsi.
Dobbiamo incrociare la domanda che sta arrivando con la capacità produttiva che il territorio possiede e con quella che può costruire. A quel punto formazione, innovazione, incentivi, credito e garanzie possono essere orientati verso necessità concrete. Se manca una certificazione, bisogna acquisirla. Se serve tecnologia, bisogna investire. Se la dimensione individuale non basta, bisogna aggregarsi. Non formazione generica, incentivi scollegati e il solito invito a “fare rete”. Gli strumenti devono partire dalle opportunità reali.
E l’obiettivo non può essere soltanto conquistare una commessa in più. Dobbiamo utilizzare questa stagione per far crescere imprese capaci domani di competere anche su altri mercati. È così che una grande stagione di investimenti può contribuire realmente alla diversificazione dell’economia tarantina. E poi misuriamo. Non soltanto milioni stanziati, gare aggiudicate e opere consegnate. Dobbiamo sapere quante imprese del territorio sono entrate nelle filiere, quali investimenti aziendali sono stati generati, quali competenze sono state acquisite e quanto nuovo lavoro è stato creato. Perché la vera ricaduta di un investimento non è soltanto il lavoro che genera mentre il cantiere è aperto. È la capacità produttiva che lascia sul territorio quando il cantiere è finito.
Non proponiamo un altro tavolo né una nuova struttura burocratica. Serve una funzione stabile e una responsabilità riconoscibile, che possono essere affidate anche a strumenti già esistenti, con un programma, scadenze e risultati verificabili. La forma può essere discussa. La funzione no.
Confartigianato – concludono -è pronta a fare la propria parte. Proponiamo di avviare questo lavoro insieme alle istituzioni e alle altre rappresentanze economiche, partendo dai principali investimenti già programmati per Taranto e dalle lavorazioni, forniture e servizi che potranno richiedere.
Incrociamo questa domanda con le capacità delle imprese e individuiamo per tempo ciò che manca per competere.
“Non tra qualche anno. Adesso – conclude Palmisano. I cantieri finiscono. Le imprese che diventano più forti, le competenze acquisite e il nuovo lavoro possono restare. La transizione di Taranto deve costruire anche l’economia di Taranto. Se arrivassimo ancora una volta troppo tardi, questa volta non potremmo dire che non lo sapevamo.”



