La DC non volle salvare Moro. Il PCI non volle salvare Moro. Ma, oggi, le due culture politiche confluite nel PD, provano ad omaggiarlo assieme a Berlinguer. Che meraviglioso, e ipocrita, Paese è il nostro. Manifesta una grande memoria, soprattutto per ciò che non ricorda
Il suo partito, la Democrazia Cristiana. Il maggior partito di opposizione, il PCI. Paralleli eppure convergenti. Compromessi pur senza l’aggettivo storico a completare il ragionamento. A chiudere, idealmente, il cerchio del concetto espresso. Iscritti, entrambi, lo scudocrociato e la falce e martello, al partito della fermezza. Al fermi tutti, dinanzi all’avanzata delle Brigate Rosse con le loro richieste. Aldo Moro tenuto prigioniero, la quasi totalità della politica italiana a fare melina. Protetti dall’ombrello cinico-editoriale di Eugenio Scalfari e della sua Repubblica delle idee (discutibili). Al tramonto degli anni Settanta del secolo scorso, Moro perse la vita. Lo Stato italiano perse la faccia e la speranza, inabissandosi nel lento declino alla base dei nostri giorni complicati. L’unico partito che si batté per la linea umanitaria, per salvare lo statista pugliese, fu il PSI di Craxi. L’onorevole Signorile ebbe il compito di trovare un canale di comunicazione con la galassia delle sigle extraparlamentari – e sovversive – di sinistra. Con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutulo. Un tentativo generoso che non produsse risultati alla fine.
Alle esequie di Moro, la famiglia rifiutò i funerali di Stato. Non volle alcun partito, e sue delegazioni, alla celebrazione funebre. Nessuno, tranne i socialisti. In aperta polemica con i due maggiori partiti italiani: la DC e il PCI. Considerati, in buona sostanza, responsabili del tragico epilogo della vicenda capitata in sorte al proprio caro. Una storia, questa, conosciuta. Scritta e riscritta. Sceneggiata. Per certi versi: rimaneggiata in ossequio alla fiction televisiva. Ciò che colpisce, invece, è la faccia tosta del nostro Paese. Che mostra di avere una grande memoria, soprattutto per ciò che non ricorda. Che tenta di ripulire, con l’ipocrisia, la coscienza collettiva. Quella dei nipotini democristiani. Quella dei nipotini comunisti. Della linea ereditaria dei due partiti-chiesa della nostra vicenda repubblicana oggi confluiti nel PD.
Mezzo secolo fa non vollero il “compromesso storico”. Mezzo secolo fa non vollero trattare con i Brigatisti perché, prima dell’uomo, della sua sopravvivenza, ebbe ragione la ragion di Stato. Una ragione che sragiona. Una ragione oscura. Opportunistica. Gli stessi che, adesso, inaugurano le sezioni intitolate a Moro e Berlinguer. Ieri non lo si poté salvare, oggi lo si può ricordare sulle targhe luccicanti delle loro sezioni. C’è un tempo per ogni compromesso. Non è bastato lasciarlo uccidere. Perché l’opera si completi, possa dirsi compiuta, gli andava sottratta anche la carta d’identità.


