Di Diego, nella politica tarantina, non ce ne sono. A sinistra come a destra. Meglio un governo di salute pubblica che le dimissioni di un deludente Bitetti. Nell’ora più buia per Taranto, serve senso di responsabilità
Si respira aria di elezioni. L’imminente appuntamento delle Politiche ha ridestato l’opposizione al Comune di Taranto, dopo un anno e più di colpevole letargo. E (in)dubbie convergenze, abbracci consociativi, nelle riunione del CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo). Nelle sedute del Consiglio comunale. Con destri e sinistri divenuti, nei fatti, un tutt’uno. Chiedere adesso, però, le dimissioni del sindaco – e della sua maggioranza – appare quantomeno sospetto. Farlo nell’ora più buia per la città, rilancia la propaganda. Qualche titolo sui giornali. Non la strategia politica. La responsabilità istituzionale.
Non c’è, al momento, alcuna soluzione alla sconclusionata compagine dei “Bitetti boys”. Siamo sinceri: l’attuale minoranza non è migliore dell’attuale maggioranza. La qualità media, degli uni e degli altri, è pressoché identica. Di una modestia che rasenta, in molte circostanze, il non pervenuto. Bitetti amministra male; non ha un progetto di comunità. Ritarda le decisioni dirimenti. Preferisce l’andreottiano tirare a campare al tirare le cuoia. Così facendo sprofonda la città in una marginalità divenuta esasperazione sociale. Povertà che litiga con la povertà. Chi dovesse subentrargli, questa destra, non farebbe di certo meglio.
Metti Lazzaro, togli Cataldino. Fai subentrare Vietri, sostituisci Liviano. Provi Tacente, chiedi a Contrario di saltare qualche commissione rinunciando agli amati gettoni di presenza. Cambiando l’ordine degli addendi, la somma rimarrebbe la stessa. A questa maggioranza, a questa minoranza, suggeriremmo di fare semmai altro. D’individuare alcuni punti, fissare l’agenda delle criticità amministrative, e provare assieme a risolverle. Proponendo un governo di scopo – o di salute pubblica – per un tempo determinato. Un anno, per esempio. Poi, ognuno, potrà andare per la propria strada. Tornare nei ranghi di loro competenza. Guardare alle prossime elezioni Politiche. Non ce ne sono di Maradona in giro. Qui si gioca nel campionato di Eccellenza.


