Le nuove indagini hanno permesso di ricostruire dinamiche e movente, individuando nei due indagati il presunto mandante, ritenuto a capo di un gruppo criminale, e l’esecutore materiale. Uno dei due si trova già detenuto per altri fatti, essendo stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Argan” condotta nel dicembre scorso
Svolta in un omicidio rimasto irrisolto per oltre dieci anni: i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due uomini di 57 anni, ritenuti presunti responsabili, in concorso, di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, oltre che di detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di un’indagine complessa condotta in sinergia con la Procura di Taranto.
L’inchiesta ha consentito di riaprire un “cold case” risalente al 14 ottobre 2013, quando un imprenditore edile di Pulsano fu ucciso in un agguato mentre rientrava a casa. La vittima, a bordo della propria auto, venne raggiunta da almeno dieci colpi di pistola calibro 9 esplosi da un sicario che riuscì a fuggire. Un delitto che all’epoca scosse profondamente la comunità locale e rimase a lungo senza colpevoli, complice un contesto segnato da omertà e difficoltà investigative.
Le nuove indagini hanno permesso di ricostruire dinamiche e movente, individuando nei due indagati il presunto mandante, ritenuto a capo di un gruppo criminale, e l’esecutore materiale. Uno dei due si trova già detenuto per altri fatti, essendo stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Argan” condotta nel dicembre scorso.
Secondo quanto emerso, il delitto avrebbe una chiara matrice mafiosa. Alla base dell’omicidio vi sarebbero contrasti legati all’attività lavorativa della vittima e, soprattutto, un violento episodio avvenuto anni prima: il presunto mandante, dopo aver tentato un’aggressione armata, sarebbe stato disarmato e ferito dall’imprenditore, subendo una grave umiliazione.
Un affronto che, nel contesto criminale di riferimento, avrebbe minato il suo prestigio, rendendo necessario, secondo le logiche mafiose, un atto punitivo esemplare. L’omicidio, maturato dopo anni di rancore, sarebbe stato pianificato nei dettagli per ristabilire equilibri e riaffermare il controllo sul territorio.
Gli investigatori hanno inoltre accertato come il mandante avesse predisposto un alibi e adottato strategie per depistare le indagini, affidando l’esecuzione a un soggetto meno riconducibile all’ambiente locale. Determinante è stata una lunga attività di riscontri tecnici e investigativi che ha permesso di superare le criticità iniziali, aggravate anche da tentativi di condizionamento di testimoni e da comunicazioni ambigue tra gli indagati.
Il quadro indiziario si è consolidato anche grazie al confronto tra dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e quelle di altri soggetti informati sui fatti, risultate convergenti. L’operazione rappresenta un importante risultato nella lotta alla criminalità organizzata e dimostra la capacità degli investigatori di fare luce anche su delitti rimasti a lungo senza risposta.



