di Rosa Elenia Stravato
Gli Incarnati, opera distopica, dell’autore giunge nella sua città natale e conquista il Premio della Fondazione “Elio Greco”
“Tornare”: che verbo è, se non un varco aperto nella memoria, una soglia carica di tempo e di senso? Tornare a casa per ricevere un premio letterario, portando con sé un romanzo complesso e iconico, già lanciato in volo a ali spiegate nel cielo dei lettori, ha il sapore raro delle circolarità compiute. È un rientro che non coincide mai con un semplice movimento nello spazio, ma con una restituzione simbolica: alla terra d’origine, agli sguardi che hanno visto nascere una voce, al silenzio che l’ha nutrita. In quel tornare si addensa la distanza percorsa, la fatica della scrittura, il rischio dell’immaginazione; e tutto, infine, si fa presenza, riconoscimento, eco profonda di un cammino che, proprio nel momento dell’approdo, rivela la sua vertiginosa apertura verso altrove. Ed il ritorno di Alessio Calianno è davvero un turbinio di emozioni. Un applauso che scoppia già in automatico.
Sabato 3 gennaio 2026, alle ore 18.00, il Teatro Nuovo di Martina Franca ha fatto da cornice a una serata di alto profilo culturale, consacrando il ritorno a casa di Alessio Caliandro con il Premio “Ignazio Ciaia” per il romanzo Gli Incarnati, pubblicato da Rubettino Editore. Un riconoscimento significativo, sebbene non inaugurale, per l’autore martinese, già affermatosi nel panorama letterario nazionale grazie al Premio Calvino, e che conferma la solidità e l’originalità del suo percorso narrativo. Il Premio, istituito dalla Fondazione “Elio Greco” – Nuove proposte culturali, si inserisce nel solco di un progetto volto a promuovere una letteratura capace di interrogare il presente con sguardo critico e linguaggio innovativo. A testimoniare l’importanza dell’evento, la partecipazione di autorevoli figure del mondo istituzionale e culturale: accanto all’assessore alle attività culturali Carlo Dilonardo, sono intervenute Cinzia Greco, presidente della Fondazione “Elio Greco”, e Rosa Maria Messia, responsabile del Presidio del Libro di Martina Franca, che hanno sottolineato il valore simbolico e civile del riconoscimento. Una penna, quella di Caliandro, capace di rifuggire lontano dai cliché: mai banale, scadente o retorica. La sua è una penna capace di lasciare solchi grandiosi nelle coscienze. Scuote come il vento di burrasca e lascia spazio al pensiero militante.
A dialogare con l’autore è stato il giornalista Eugenio Caliandro, in un confronto lucido e partecipe, preceduto dai saluti della padrona di casa Rosanna Pantone. La serata, come spiegato dagli organizzatori, ha registrato una partecipazione numerosa e attenta: il pubblico ha seguito con interesse la riflessione critica e ha assaporato i passaggi salienti del romanzo, cogliendone la forza visionaria e perturbante. Gli Incarnati si colloca in un presente distopico, sullo sfondo di una Roma grigia, alienata e spogliata di ogni residuo consolatorio. Il protagonista, schiacciato da frustrazioni quotidiane e da un senso di inadeguatezza esistenziale, tenta la fuga attraverso un’ossessione erotica per una giovane sconosciuta, figura evanescente e totalizzante. Questo desiderio, lungi dall’essere una semplice pulsione, assume progressivamente una dimensione totalizzante e incontrollabile, fino a tradursi in una metamorfosi del corpo: nel testicolo destro dell’uomo si sviluppa un tumore dalla paradossale morfologia cerebrale. È proprio questa “seconda intelligenza”, l’intelligenza della carne, a guidare il protagonista verso una liberazione radicale da ogni convenzione sociale e familiare. Il corpo diventa così il luogo di una conoscenza altra, primordiale, che consente di sperimentare la pulsione allo stato puro, svincolata da norme e sovrastrutture. L’incontro con la Donna clitoride, suo pendant al femminile, apre infine uno scenario ancora più inquietante: una relazione simbolica e sovversiva che, nel romanzo, arriva a mettere in pericolo l’intera civiltà.
Con Gli Incarnati, Alessio Caliandro conferma una scrittura audace e profondamente contemporanea, capace di fondere riflessione filosofica, immaginario corporeo e critica sociale. Il Premio “Ignazio Ciaia” si configura così non solo come un tributo all’autore, ma come un riconoscimento a una letteratura che osa spingersi oltre i confini del consueto, interrogando il lettore sui rapporti tra identità, desiderio e destino collettivo.


