Appuntamento per il 19 aprile alla Casa delle Arti
C’è qualcosa di profondamente catartico nel ridere di ciò che ci spaventa o ci disgusta. È quella zona grigia dell’umorismo dove la satira sociale incontra il grottesco, e dove Alberto Farina si muove con la precisione di un chirurgo che opera senza anestesia. Il prossimo 19 aprile, alle 19, la Casa delle Arti di Conversano – fanno sapere – si trasformerà nel palcoscenico di un’esplorazione antropologica tanto esilarante quanto spietata: “NON È COLPA MIA SE SO’ COSÌ” – Istruzioni per camminare sulla merda.
Scritto a quattro mani con Daniele Ceva, lo spettacolo non è una semplice sequenza di battute, ma una vera e propria architettura narrativa. Farina si spoglia dei panni del comico tradizionale per indossare quelli di un Virgilio disilluso e stropicciato, guidandoci attraverso una “Perversa Commedia” contemporanea. Se l’Alighieri cercava la salvezza tra i gironi infernali, Farina sembra suggerirci che, una volta toccato il fondo, tanto vale imparare a ballarci sopra.
La geografia dell’assurdo: da Cupinio a Torgnoranza
Il cuore della performance – affermano – risiede nella capacità di Farina di creare mondi. Non siamo di fronte alla cronaca quotidiana, ma a una deriva psichedelica della realtà. Lo spettatore viene deportato — metaforicamente — nella triste e polverosa Cupinio, o disperso sulle rive dell’isola di Montecazzo.
Ma è nel quartiere di Torgnoranza che la satira si fa più affilata: un luogo dove possedere un titolo di studio è un rischio per l’incolumità fisica, un’iperbole ferocissima di un’Italia che troppo spesso guarda con sospetto alla cultura. In questo universo, la realtà si mescola alla fantasia dando vita a situazioni per le quali, come recita il sottotitolo, lo spettatore finirà per “vergognarsi di ridere”. Ma è proprio in quella vergogna che risiede la verità del pezzo: una risata che libera dai tabù del politicamente corretto, restituendo centralità alla libertà d’espressione.
Oltre il “politicamente corretto”.
Farina propone un approccio radicale: il politicamente scorretto non è un fine, ma un mezzo. Non risiede nel testo, ma negli occhi di chi guarda. Con il suo stile inconfondibile, fatto di monologhi fulminanti e una mimica che evoca il miglior cinema di genere italiano, il comico romano dimostra che si può camminare nel fango senza sporcarsi l’anima, purché si mantenga l’onestà intellettuale di chi sa di essere “fatto così”.
L’appuntamento a Conversano rappresenta dunque – concludono – una tappa imperdibile per chi cerca una stand-up comedy che sia al contempo viscerale e cerebrale. Un’occasione per riflettere sulle nostre piccole e grandi miserie, mentre il sipario della Casa delle Arti si alza su uno dei ritratti più onesti (e feroci) della comicità attuale.


