di Rosa Elenia Stravato
Tra elettronica e riti della Settimana Santa, il live tarantino di “Mater Nullius” ha incantato il pubblico in un viaggio mistico tra passato e futuro
Il cortile del Castello Aragonese risuona ancora delle vibrazioni sciamaniche che, solo poche ore fa, hanno letteralmente stregato la città. Davide Ambrogio, l’artista calabrese che trasforma la tradizione orale dell’Aspromonte in pura avanguardia, ha fatto tappa a Taranto, regalando al pubblico una performance monumentale per presentare il suo nuovo e attesissimo album, Mater Nullius. Dopo il trionfo del debutto con Evocazioni e Invocazioni -già pluripremiato tra Premio Loano Giovani e Musica contro le Mafie- le aspettative erano altissime. Ma quello che è andato in scena non è stato un semplice concerto: è stato un rito di trasformazione collettiva. Il cuore del live ha pulsato intorno a una reinterpretazione audace e magnetica del codice sonoro della Settimana Santa del Sud Italia. Le 14 stazioni della Via Crucis sono state smontate e ricostruite per raccontare il dramma e la rinascita dell’uomo occidentale contemporaneo, un viaggio interiore alla ricerca del proprio io più ancestrale. Sul palco, l’alchimia della band ha ipnotizzato i presenti in un cortocircuito perfetto tra acustico ed elettronico. Davide Ambrogio risulta un polistrumentista totale che, tra voce, chitarra e il suono secco delle troccole, ha guidato lo spettatore come un moderno sciamano. Walter Laureti, alle tastiere e all’elettronica live, è stato capace di trasformare i canti antichi in droni e tappeti sonori futuristici assieme alle percussioni travolgenti di Federico Laganà e Vincenzo Gagliani, unite alla chitarra e alle risonanze vocali di Gabriele Bazza. Taranto ha risposto con un silenzio quasi sacro, interrotto solo da scrosci di applausi liberatori. Chi era presente al Castello Aragonese ha assistito a qualcosa di raro: la dimostrazione che la tradizione non appartiene al museo, ma è una materia viva e contemporanea.


