di Rosa Elenia Stravato
Dal realismo psicologico dell’Ottocento russo alla permanente attualità del dramma umano
A che serve la letteratura? A gettare le basi per qualcosa di nuovo o per rendere eloquente che, in qualche modo, gli esseri umani rifanno sé stessi mille volte? Vi sono storie che percorrono l’asse temporale con velocità dissonanti e bussano alle porte di indomiti lettori che scelgono di farsi possedere da qualcosa che, inevitabilmente, diventerà parte integrante delle loro memorie.
Lev Nikolajevič Tolstoj è una figura di primaria grandezza nel panorama della letteratura mondiale, incarna una delle parabole esistenziali e intellettuali più complesse dell’Ottocento russo. Di origini aristocratiche ma precocemente segnato dalla perdita dei genitori e dalle drammatiche esperienze belliche nel Caucaso e in Crimea, Tolstoj ha tradotto la propria insaziabile ricerca etica e pedagogica in monumentali capolavori narrativi come Guerra e pace e Anna Karenina, prima di giungere a una radicale svolta spirituale caratterizzata da un pacifismo di matrice evangelica, dall’obiezione di coscienza e da un profondo rifiuto delle convenzioni istituzionali e sociali del suo tempo. Pubblicato a puntate tra il 1875 e il 1877 sul Russkij Vestnik, Anna Karenina costituisce il vertice del realismo psicologico tolstojano, strutturandosi attorno a un’architettura narrativa di straordinaria simmetria e densità concettuale. Il romanzo mette in scena la tragica traiettoria della protagonista, nobile donna pietroburghese intrappolata in un matrimonio formale con l’alto funzionario Karenin, la cui esistenza viene sconvolta dalla passione travolgente e adulterina per il giovane ufficiale Aleksej Vronskij; un sentimento che la spinge a sfidare le rigide convenzioni dell’alta società dell’epoca, per poi soccombere progressivamente all’isolamento sociale, al tormento della gelosia e alla disperazione, sino al drammatico suicidio sotto le ruote di un treno presso la stazione di Obralovo.
Parallelamente a questo percorso di disgregazione interiore, l’autore sviluppa la vicenda specularmente opposta di Konstantin Levin, figura fortemente autobiografica che rifiuta la vanità dei salotti cittadini per cercare la verità esistenziale nel lavoro agricolo, nel contatto con i contadini e in un’unione coniugale serena con Kitty Ščerbackaja, giungendo infine a una sofferta epifania spirituale. Attraverso questa duplice struttura, il testo si configura non soltanto come un’indagine spietata sui meccanismi del desiderio, della colpa e del riscatto morale, ma anche come un esaustivo affresco sociologico della Russia zarista in un’epoca di profonda transizione culturale ed economica. L’immagine di Anna Karenina è una delle costruzioni psicologiche e simboliche più complesse dell’intera letteratura occidentale. Al suo esordio nel romanzo, Anna appare dotata di una vitalità straripante, un’energia interiore che Tolstoj descrive quasi come una luce fisica capace di illuminare chiunque le stia intorno. Non è solo la sua bellezza a incantare, ma la sua profonda capacità di sentire, di essere presente a se stessa e agli altri con una verità che manca del tutto nei salotti pietroburghesi. Tuttavia, è proprio questa spinta verso l’autenticità a trasformarsi nella sua condanna.
A differenza della società aristocratica del tempo — che tollerava l’adulterio purché rimanesse un segreto ben custodito dietro la facciata del decoro —, Anna rifiuta la menzogna sistematica. Esige che la sua passione per Vronskij sia riconosciuta nella sua totalità. Nel momento in cui abbandona il ruolo di moglie e, soprattutto, quello di madre del piccolo Seryoža, Anna non viene solo emarginata dal suo mondo, ma si scinde interiormente. Il senso di colpa corrode progressivamente la sua mente, trasformando l’amore per Vronskij in un’ossessione divorante e paranoica. “Anna non era vittima degli altri, ma della propria incapacità di vivere nell’incoerenza che la società le imponeva.” L’immagine visiva di Anna è indissolubilmente legata alla macchina a vapore, simbolo della modernità industriale imperante nell’Ottocento. Il primo incontro con Vronskij avviene alla stazione, segnato dalla morte accidentale di un ferroviere; l’ultimo atto della sua vita si consuma nello stesso luogo, sotto le ruote di un treno in corsa.
Questa simmetria non è casuale: il treno rappresenta la forza cieca, inarrestabile e meccanica del destino sociale e della passione incontrollata. Anna tenta di dominare la propria vita, ma finisce travolta dalle stesse forze che ha scatenato, trasformando il suo corpo nel luogo d’impatto tra la brama di libertà e il rigore spietato di una legge sociale indecifrabile. Lungi dall’essere la semplice incarnazione della «donna caduta» o dell’eroina romantica travolta dalla passione, la figura di Anna si presenta come un prisma attraverso cui Tolstoj indaga la frattura insanabile tra autenticità individuale e ipocrisia sociale straordinaria risonanza e la perenne attualità che Anna Karenina continua a riscuotere nel contesto contemporaneo risiedono nella sua capacità di trascendere i confini del proprio tempo storico per attingere a nodi universali della condizione umana. Il celebre incipit relativo alla natura della felicità e dell’infelicità familiare introduce una riflessione imperitura sulle dinamiche relazionali, sul conflitto tra la ricerca dell’autenticità individuale e le pressioni delle norme collettive, nonché sul peso delle scelte etiche nel destino dei singoli.
Nella società odierna, segnata da nuove forme di alienazione, dalla rapidità dei mutamenti affettivi e dalla costante sovraesposizione dell’immagine pubblica, la figura di Anna continua a incarnare la complessità della psiche di fronte alla solitudine e all’incomprensione, mentre il percorso di Levin offre uno stimolo ancora fecondo attorno alla ricerca di senso e di armonia con la natura. La figura di Anna Karenina rimane potente perché incarna il dramma della modernità: il desiderio di essere padroni del proprio destino scontrato con l’impossibilità di sfuggire alle conseguenze delle proprie scelte e ai giudizi del mondo interiore ed esteriore.
La vitalità dell’opera è peraltro testimoniata dall’ininterrotta catena di riadattamenti cinematografici, teatrali e televisivi, che dimostrano come la cattedrale narrativa edificata da Tolstoj rimanga uno specchio critico ineludibile in cui l’uomo contemporaneo continua a interrogare le proprie fragilità, le proprie passioni e il senso ultimo dell’agire morale. (Crediti Foto Rolling Stones Italia)


