di Maria D’Urso
Dieci minuti di applausi per l’Otello di Pasotti e la star di Mare Fuori ieri sera in scena all’Orfeo di Taranto
L’ostinazione che lega il duo Pasotti-Giorgio è palpabile fin dalle prime battute. É il filo conduttore che scrive e modella una tragedia senza tempo, l’Otello di William Shakespeare, stavolta magistralmente riadattata da Giorgio Pasotti con la drammaturgia di Dacia Maraini. Domina la scena il protagonista, il generale Otello dell’eccelso Giacomo Giorgio, che pur di vendicare il tradimento apparentemente subito si ostina a credere “alle cose che non sa e che crede di sapere”. Dall’altra parte, si muove sotto traccia il bugiardo Iago, impersonato dal grande Giorgio Pasotti, che con la sua arguzia ha saputo far cadere ogni personaggio. La freddezza con cui Pasotti, al compimento del femminicidio di Desdemona (Claudia Tosoni) rinfaccia a Giorgio il suo odio per tutti, disarma. L’odio che il personaggio di Pasotti prova per le donne altera e sconvolge, perché ci porta a non dimenticare che ancora tutt’oggi, sono considerate degli oggetti di cui appropiarsi e poi cancellare. E la fragilità con cui Otello/Giorgio gli crede, lascia spazio a una serie di interrogativi su come possa essere labile la natura umana. Su come i sentimenti, anche più puri, riescono a farsi condizionare dai pregiudizi culturali. Commuove, letteralmente, la purezza della sublime Desdemona/Tosoni, la prima a pagare sulla sua pelle le conseguenze della possessione. Gli applausi del pubblico dell’Orfeo più che meritati, per oltre dieci minuti, sono stati la conclusione di uno spettacolo potente. Toccante.
L’Otello rivisitato, tra Queen e Beatles e monopattini elettrici
Nella Venezia del Quattrocento, in cui il Doge fuori dagli schemi (di Salvatore Rancatore) combatte la noia cantando “I want break free” dei Queen, si consuma una storia duale, in cui l’amore e la gelosia giocano un ruolo decisivo. Desdemona/Tosoni, bella e contesa, decide di fuggire con il Moro, ovvero il bel generale Otello/Giorgio. Lo ama di un amore diverso rispetto a quello che nutre per suo padre Brabanzio, alias Gerardo Maffei, caratterizzato da una devozione ostinatamente fedele, cieca, che la condurrà a una fine prematura. Otello, d’altronde, l’ha sposata contro tutto e tutti perché, nelle prime scene, prova un affetto sincero. Fino a quando, per via di un capriccio amoroso di Roderigo (Davide Paganini), la situazione inizia a cambiare. Per risentimento, chi convince pian piano che la sua donna sia adultera, sarà Iago, il fedele soldato di Otello, che si muove su un doppio asse. Lo Iago che Pasotti inscena è cinico, subdolo e calcolatore, che attraverso una serie di macchinazioni, condite da pregiudizi, porta a credere Otello/Giorgio che sia stato davvero tradito. E lo convice. Nonostante il suo amore per Desdemona/Tosoni lo faccia tentennare, la disperazione di Otello/Giorgio è un continuo crescendo, di toni e gesti, che lasciano col fiato sospeso e sfociano nella strage. Solo dopo averla uccisa, attraverso lo scambio di battute con Emilia, l’amica fedele nonchè moglie di Iago, Otello/Giorgio capisce di essere stato ingannato. Desdemona non ha mai amato il soldato Cassio (Andrea Papale) e di conseguenza non l’hai mai tradito. Gli é sempre stata fedele. Amava, unicamente e sinceramente, il suo Moro. Colui che l’ha brutalmente uccisa.
La forza femminile
Desdemona e Emilia, invece, sono la coppia che rappresenta la purezza. Il loro sentimento di amicizia è autentico, tant’è che Emilia (una struggente Dalia Aly) cerca più volte di proteggerla anche se non ci riuscirà. Perderà la sua amica perchè Desdemona, nonostante tutto, è una vittima che sceglie sacrificarsi. L’ostinazione per i sentimenti che muove il personaggio, riesce fin da subito a farle calzare bene i panni dell’eroina. La Desdemona di Tosoni è un oggetto che passa dal padre allo sposo, che crede nel valore della disobbedienza e affronta, ogni volta e a testa alta, la gelosia e le percosse di chi crede la ami. Continua a fidarsi di Otello, tant’è che rispetterà anche la sua ultima richiesta di dormire, sola, nella sua stanza. Desdemona, dentro sè, sapeva a quale destino andasse incontro. Si rilassa, nel luogo in cui incontrerà la sua fine. Per tutta la durata dello spettacolo, ci si interroga e ci si commuove con un’eccelsa Tosoni.
La piaga attuale del femminicidio
Nonostante i riferimenti contemporanei dai brani musicali, al look degli attori fino ai riferimenti lessicali, velati, senza essere politicamente corretti, Pasotti ci invita a riflettere sulla piaga del femminicidio, una ferita ancora pulsante nella società. Come può un uomo, talmente innamorato, cedere alle menzogne di un estraneo, che lo dissuade dal provare il contrario? Otello, nonostante il suo mea culpa finale, è l’esempio di come la violenza continui a sopravvivere e sedimentarsi nei pregiudizi culturali. Iago, d’altronde, rappresenta la parte più buia che ogni essere umano dovrebbe scegliere di non assecondare, mai. Otello/Giorgio, che per tutto il tempo è un burattino delle convinzioni, diventa schiavo del suo stesso onore. Anche se è vittima della perfidia, tuttavia, sceglie di usare la violenza su Desdemona anziché il dialogo. ll suo perdono e il risentimento, finale, nei confronti della sua sposa rappresenta quel riscatto, quel lieto fine, che ancora oggi nella società tarda ad arrivare. Gli uomini che ammazzano le donne, nella realtà odierna, non si pentono di averlo fatto, anzi, nella peggiore delle ipotesi, si suicidano per viagliaccheria e ostinazione. Fino a quando il sostrato culturale e le convinzioni sociali, errate, prevaricheranno sull’amore fragile e malato, inevitabilamente, si trasformeranno in orrore. È questo a cui la cronaca ci ha abituati e che il Doge veniziano, a fine spettacolo, vuole far notare. Invita il pubblico a riflettere sulle atrocità che si consumano, in alcune case, anche in nome della cultura. Tragedie che, ancora oggi, per ovvi motivi non si riesce e si fa fatica a comprendere.
Crediti foto Aurelio Castellaneta


