venerdì 24 Maggio 24

Qualità della vita 2023, Taranto sempre più in fondo alla classifica

Pesano l’alta disoccupazione femminile e giovanile, la scarsa sicurezza sociale ma anche la mancanza di verde urbano e strutture ricettive adeguate alla popolazione

Sembra proprio che Taranto non sia tra i posti migliori in cui vivere in Italia.

Una nuova indagine sulla qualità della vita, stilata da Italia Oggi e Italia Communications in collaborazione con l’università della Sapienza di Roma vede infatti il capoluogo ionico al 101esimo posto su 107.

Dati che sostanzialmente confermano l’indagine stilata in precedenza da Il Sole 24 ore, in cima alla classifica un tridente oseremmo dire scontato costituito da Bolzano, Milano e Bologna mentre, altrettanto prevedibile e cronica, è la spaccatura del Paese che ne emerge, con un Centro Nord resiliente e concentrato nella parte superiore della classifica ed un Mezzogiorno ricco di vulnerabilità che detiene le posizioni inferiori.

Taranto, in particolare, perde due posizioni rispetto al 2022 ed esce penalizzata sul fronte Affari e lavoro dall’alto tasso di disoccupazione femminile, per il quale è 98esima, e sul versante Ambiente per la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani solidi effettuata nel capoluogo di provincia, per cui è 103esima.

Ma quali sono gli altri ambiti che controbuiscono a relegare la città dei due mari tra quelle meno vivibili del nostro Paese?

Sicuramente la scarsa quantità di verde urbano (84esimo posto), ma anche la percezione di poca sicurezza a causa di un numero elevato di furti d’auto e tentati omicidi per 100 mila abitanti (rispettivamente 92esimo e 94esimo posto), per non parlare dei tanti incidenti d’auto registrati, che fanno precipitare Taranto al 100esimo posto.

Last but not least, l’alta percentuale di giovani disoccupati (101esimo posto) e di 25.34enni inattivi, ovvero che non lavorano e non studiano (101esimo posto).

Ma il dato davvero interessante è quello che riguarda il turismo, settore su cui il capoluogo ionico dichiara da tempo di voler puntare in maniera seria e continuativa per affrancarsi dalla monocultura dell’acciaio: ultime posizioni, infatti (105esimo e 106esimo posto) per quantità di alberghi, agriturismi, bar e ristoranti ogni 100mila abitanti.

Un deficit nelle strutture ricettive che merita sicuramente molta attenzione in una città che vuole porsi stabilmente come meta turistica e fare dell’accoglienza uno dei suoi biglietti da visita anche in vista degli eventi sportivi che si accinge ad ospitare.

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