di Rosa Elenia Stravato
Tra riflessione, club culture e canzone d’autore, l’ottava edizione di Porto Rubino ridisegna i confini del festival mediterraneo
Il mare non è solo una distesa d’acqua, ma un contenitore di storie, un crocevia di destini e, da otto anni a questa parte, la cassa di risonanza di uno dei festival più visionari del panorama italiano.
Porto Rubino, la creatura nata dall’estro del cantautore pugliese Renzo Rubino, torna a solcare le coste della Puglia con un’edizione che promette di essere una vera e propria metamorfosi. Dopo aver ospitato giganti della musica come Samuele Bersani, Giuliano Sangiorgi, Vinicio Capossela e Benjamin Clementine, e dopo essere approdato sui grandi schermi -con un docufilm alla Festa del Cinema di Roma- e in televisione su Rai 2, il festival decide di cambiare rotta per evitare le secche dell’abitudine. Per chi non lo conoscesse, Rubino è un cantautore pugliese che è riuscito – nel tempo- a ritagliarsi uno spazio unico nel panorama della musica italiana grazie a un mix di teatralità, eclettismo e un profondo legame con le proprie radici.
Il grande pubblico lo scopre nel 2013 a Sanremo Giovani con il brano Il Postino (Amami Uomo), un pezzo coraggioso e delicato che vince il Premio della Critica “Mia Martini”. L’anno successivo torna tra i “Big” con Ora, classificandosi al terzo posto, a conferma di una maturità artistica precoce. Album come Poppins, Secondo Rubino e Il gelato dopo il mare tracciano un percorso che si allontana dal pop commerciale per esplorare sonorità più orchestrali, jazzate e cantautorali classiche, ma sempre con un piglio moderno. Negli ultimi anni, la sua carriera ha preso una direzione innovativa con la creazione di Porto Rubino, un festival itinerante via mare che ha trasformato il suo amore per la Puglia e per l’acqua in un format culturale di successo, documentato anche in TV e al cinema. Nella cornice milanese della Darsena, Renzo Rubino ha svelato la nuova filosofia della manifestazione. Non più una parata veloce di ospiti, ma una serie di concerti-evento tematici. Ha affermato: ”negli ultimi anni mi era parso ci fosse un po’ di stanca,” ha confessato Rubino. “Così ho stravolto l’idea del festival. In un porto si trova di tutto: per questo ogni serata avrà un tema. Ci saranno meno artisti, ma avranno più tempo per esprimersi. Inizieremo prima e finiremo dopo.” Una cosa appare eloquente: Renzo Rubino è un “anarchico del pop”; un artista che preferisce la rotta meno battuta, portando la musica fuori dai circuiti ordinari per restituirle una dimensione magica, portuale e profondamente umana.
Il diario di bordo di questa ottava edizione si articola in tre tappe fondamentali, ognuna con un’identità precisa e pulsante: la prima sarà Porto Rubino Pensa il 14 Luglio a Taranto. Il viaggio inizia nel segno del logos. A Taranto, la musica si intreccia al racconto giornalistico e alla riflessione. Sul palco, l’intensità di Carmen Consoli e il talento emergente di Angelica Bove incontreranno le parole di Concita De Gregorio, accompagnata da Erica Mou. Una serata dedicata a chi crede che la musica debba ancora saper dire qualcosa di profondo. Segue la tappa del 16 luglio a Savelletri con Porto Rubino Balla; la tappa più energica e notturna. Nonostante un cambio di rotta dell’ultimo minuto — dovuto a incomprensioni con la giunta di Monopoli che hanno portato al trasferimento del set nella accogliente Savelletri — la “notte elettrica” promette scintille.
La club culture sposerà le suggestioni mediterranee grazie alle visioni sonore di Dardust, le ritmiche degli Acid Arab e i set di Frenetik e Jolly Mare. Porto Rubino Canta -18 Luglio, Otranto- è un omaggio alla forma canzone nelle sue declinazioni più contemporanee e sofisticate. Sotto il cielo di Otranto, la parola tornerà a farsi melodia con le esibizioni di Venerus, Ditonellapiaga, Vale LP e Nico Arezzo. Un mosaico di voci che rappresenta il nuovo cantautorato italiano, capace di osare e sperimentare. Porto Rubino si conferma molto più di una rassegna estiva: è un’esperienza sensoriale che trasforma moli, caicchi e scogliere in spazi sacri della cultura. Con questa nuova formula “slow”, Renzo Rubino invita il pubblico a fermarsi, ad ascoltare davvero e a lasciarsi cullare non solo dalle onde, ma dalla potenza di una nota che ha il tempo di svanire lentamente all’orizzonte. Porto Rubino sceglie di gettare l’ancora e godersi lo spettacolo senza aver fretta di perdersi il tramonto nel mare.


