Di Rosa Elenia Stravato
Tra documentazione etnografica e costruzione dell’identità culturale
Le spedizioni antropologiche nel Sud Italia, condotte principalmente nella seconda metà del Novecento, hanno rappresentato un momento cruciale per la conoscenza, la valorizzazione e la salvaguardia delle tradizioni popolari italiane. Attraverso la collaborazione tra studiosi italiani e stranieri — tra cui spiccano le figure centrali di Diego Carpitella e Alan Lomax — si è sviluppato un approccio metodologico innovativo fondato sulla ricerca empirica, sulla registrazione sul campo e sull’analisi comparativa.
Questo contributo intende ripercorrere la storia, il contesto e il valore scientifico di tali spedizioni, evidenziandone l’impatto nella formazione degli studi etnomusicologici ed antropologici in Italia. Il Mezzogiorno italiano ha costituito un territorio privilegiato per le ricerche antropologiche ed etnomusicologiche del Novecento. L’interesse verso le culture subalterne, tradizionalmente trascurate dalla storiografia ufficiale e dalle politiche culturali nazionali, ha alimentato un clima di scoperta e di revisione critica. Nell’immediato secondo dopoguerra, il Sud rappresentava una sorta di laboratorio vivente per l’analisi delle sopravvivenze arcaiche, degli assetti comunitari e delle espressioni musicali e rituali considerate residuali o marginali.
Diego Carpitella (1924-1990) è riconosciuto come uno dei padri fondatori dell’etnomusicologia in Italia. La sua opera scientifica si contraddistingue per il raffinato rigore metodologico nell’indagine sul campo, l’utilizzo sistematico delle registrazioni sonore e l’analisi dei repertori popolari in un’ottica antropologica e non puramente musicologica. Carpitella condusse indagini approfondite in varie aree del Sud, tra cui Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia. Il suo lavoro si inseriva in un contesto di ridefinizione dei concetti di tradizione e popolarità, ponendo l’accento sulla vitalità dei repertori orali e sul loro ruolo identitario nelle comunità locali. È anche grazie a lui che l’Italia ha sviluppato istituzioni e archivi di ricerca dedicati, come il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare.
Alan Lomax (1915-2002), etnomusicologo statunitense, si inserì nel contesto italiano con una prospettiva comparativa e transnazionale. La sua presenza in Italia tra il 1954 e il 1955, in collaborazione proprio con Carpitella, costituì uno dei momenti più fecondi della ricerca etnografica sul campo. Le spedizioni condotte in quell’epoca portarono alla registrazione di centinaia di brani, canti polivocali e testimonianze musicali che resero il Sud italiano noto a livello internazionale.
L’approccio di Lomax fu innovativo non soltanto per la tecnologia utilizzata, ma per il riconoscimento dell’importanza universalistica delle tradizioni popolari: esse non erano relitti folclorici, bensì testimonianze vive della memoria collettiva e della storia sociale. Egli interpretò i repertori musicali come indicatori della struttura emotiva e sociale delle comunità, collegando l’Italia meridionale ad altre culture del Mediterraneo e oltre.
C’è da dire che le spedizioni antropologiche nel Sud rappresentarono un punto di svolta per vari motivi: in prima istanza per la metodologia sul campo condotta mediante l’osservazione partecipante, le registrazioni dirette ed contatto con informatori locali. Tutti questi materiali hanno prodotto un’interessante documentazione che ha nutrito gli archivi di collezioni sonore, fotografiche e audiovisive destinate non soltanto alla ricerca ma alla conservazione e divulgazione.
Questa vitalità ha prodotto un vivace dialogo interdisciplinare che ha visto il coinvolgimento di musicologi, antropologi, linguisti e sociologi. Le ricerche contribuirono alla successiva riscoperta del patrimonio immateriale, influenzando movimenti culturali, politiche di tutela e pratiche performative.
L’opera di Carpitella e Lomax rappresenta ancora oggi un riferimento imprescindibile: nella costruzione dell’immaginario del Sud come luogo complesso e stratificato, nella consapevolezza dell’importanza delle culture orali ed anche nella definizione dell’etnomusicologia come disciplina autonoma in Italia. Le iniziative di archiviazione e restauro delle registrazioni, avviate negli ultimi decenni, confermano la rilevanza attuale di tali studi.
Le spedizioni antropologiche nel Sud Italia costituiscono un patrimonio scientifico e culturale di altissimo valore. La collaborazione tra Carpitella e Lomax ha reso possibile non solo la documentazione di tradizioni a rischio scomparsa, ma anche la definizione di un nuovo modo di concepire la cultura popolare: non più semplice folclore, ma espressione identitaria, memoria storica e campo d’indagine antropologica. Le loro ricerche continuano ancora oggi a ispirare studiosi, enti culturali e comunità locali impegnate nella tutela del patrimonio immateriale.


