A margine del palco dell’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante i direttori artistici, Antonio Diodato, Michele Riondino e Valentina Petrini rispondono ai giornalisti. CosmoPolis chiede loro un ricordo di Massimo Battista, tarantino ex consigliere comunale e operaio Ilva tra i fondatori del Comitato scomparso di tumore
Raccontare l’umanità e i fatti inaccettabili, sia su scala locale che nazionale: è questo il Primo Maggio Taranto. “Ora più che mai la nostra città è lo specchio di ciò che accade a livello globale e, su questo palco, si creano connessioni incredibili tra gli attivisti”, così risponde ai giornalisti l’artista Antonio Diodato a margine del palco del Primo Maggio Taranto Libero e Pensante.
Con lui anche i direttori artistici, l’attore Michele Riondino e la giornalista Valentina Petrini: “Per due tarantini che hanno avuto successo – prosegue Diodato – organizzare una manifestazione del genere significa dare l’opportunità, a chi invece resta, di creare un futuro alternativo. Ricordiamo che fino a qualche anno fa Taranto era vista, al di fuori dei suoi confini, come una realtà con un’unica prospettiva; mentre adesso è anche sinonimo di cultura e sport, come i Giochi del Mediterraneo. Qualcosa sta cambiando: rimbocchiamoci le maniche tutti insieme”.

Alla domanda di CosmoPolis su un omaggio a Massimo Battista, tarantino, ex consigliere comunale e operaio Ilva, tra i fondatori del Comitato e scomparso per tumore, risponde Riondino: “Massimo vorremmo imprimerlo su un pezzo di marmo e lasciarlo qui, in questo parco. Il Comitato non ha mai chiesto nulla in cambio, mentre la città gli deve tanto. Basti pensare che questo parco, tredici anni fa, era una discarica a cielo aperto, mentre oggi è uno spazio in cui coesistono musica e denuncia sociale”.
La giornalista Petrini afferma che il palco tarantino è uno spazio politico in cui si celebra la giornata dei diritti dei lavoratori: “Noi nasciamo dopo l’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’ – dice – con un unico obiettivo: dare una nostra idea di come celebrare la giornata dei diritti dei lavoratori, in cui la musica serve ad amplificare la denuncia sociale. Riteniamo che celebrare il diritto al lavoro significhi anche accettare che, tra le cause delle morti degli operai, vengano inclusi i danni ambientali. Tra poche ore salirà, per la prima volta sul palco, una vedova di un operaio Ilva. Non c’è guerra se non quella fatta agli operai, motivo per cui ci stringiamo attorno alla battaglia di chi ha perso qualcuno per questo”.
Alla domanda di CosmoPolis su cosa si possa fare per contrastare le morti sul lavoro, Petrini passa la palla alle istituzioni: “Va chiesto a chi si candida di rappresentarci, e deve rispondere con responsabilità a questa domanda. Noi, invece, come cittadini, dobbiamo ricordare quali sono i nostri valori costituzionali. C’è un disinvestimento totale nella sicurezza e nell’ambientalizzazione ecologica; in 13 anni abbiamo sentito solo promesse e nulla di concreto. Taranto è il paradigma di un sistema che si accanisce sui più poveri e io, da giornalista, riporto per dovere questi fatti”, ha concluso Petrini.



