Dopo lo stop europeo a nuovi finanziamenti pubblici cresce l’incertezza sul futuro dello stabilimento. L’associazione di categoria invoca una convergenza tra istituzioni e rilancia l’ipotesi di una soluzione pubblico-privata
“L’ultimo miglio prima del precipizio. Questa volta definitivo. E senza alcun paracadute lanciato in soccorso fuori tempo massimo. Se si volesse utilizzare una metafora sull’Ilva, crediamo questa possa essere la più convincente. La più veritiera.” Così in una nota gli esponenti di Aigi Taranto.
“Il ministro Urso oggi, nell’ambito dei lavori di Assarmatori, ha confermato come nessun altro prestito-ponte potrà essere autorizzato dall’Europa. Tradotto: lo Stato vorrebbe concedere nuove linee di finanziamento, ma non può. Non è più legittimato a farlo.
Nella giornata di ieri invece, durante l’incontro con i sindacati metalmeccanici, il ministro delle imprese e del Made in Italy ha ribadito quanto importante sia ricercare una convergenza ampia tra tutti i livelli istituzionali. Un atto di responsabilità, per così dire, plurale. Ma la responsabilità evocata sembra mancare in questa vicenda. – Sottolineano – Si reiterano gli errori di sempre. S’inciampa sulle norme, si equivoca sulla legislazione di settore.
La più grande crisi industriale del Paese trattata alla stregua di una telenovela sudamericana. Di una serie televisiva della quale non s’intravede una fine. Con imprese – e lavoratori – vittime sacrificali di questa servante stasi. Il mancato dissequestro di Afo1, da parte della magistratura, alimenta questa confusione tra poteri dello Stato. – Prosegue la nota – Un’inerzia che rinvia il momento delle scelte definitive. Con la mano destra che non sa cosa fa la sinistra; e viceversa. Assurdo!
La linea di AIGI resta immutata, pace istituzionale che consenta di trovare una soluzione condivisa consentendo a ciascuno degli attori di assumere il proprio pezzo di responsabilità. La vendita dell’industria siderurgica ad un privato. – Concludono – L’ingresso dello Stato. Compartecipazioni pubblico-private. La destinazione dei nuovi Fondi di Sviluppo e Coesione perché l’Italia, Taranto, rilanci la propria vocazione manifatturiera. Fare presto. Fare bene. Il tempo volge al termine. E il precipizio si avvicina sempre più.”



