Dopo il rigetto della richiesta di sospensione del fermo degli altiforni, il presidente Salvatore Toma lancia l’allarme: “Lo stop dell’area a caldo rischia di innescare una bomba sociale”
“Prendiamo atto della decisione della Corte d’Appello che ha rigettato la richiesta di Acciaierie d’Italia di sospendere il decreto con il quale, nello scorso luglio, veniva disposto il fermo degli altiforni entro novanta giorni, fino alla rimozione delle condizioni ritenute nocive per la salute dei cittadini. È una notizia che impone, tuttavia, una riflessione immediata e soprattutto l’assunzione di decisioni urgenti da parte del Governo: in primis, l’adozione di un decreto urgente che governi la transizione”. È quanto dichiara il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, tornando a chiedere un intervento straordinario dello Stato per accompagnare lo stabilimento siderurgico di Taranto in una fase che si presenta molto critica e complessa.
“Lo stop dell’area a caldo rischia di innescare una vera e propria bomba sociale, con conseguenze gravissime non soltanto per i lavoratori diretti e dell’indotto, ma per l’intero sistema economico e produttivo del territorio. – sottolinea Toma – Per questo riteniamo necessario valutare con urgenza un decreto legge che, nel rispetto prioritario e assoluto della salute dei cittadini e delle prescrizioni ambientali, consenta ad Acciaierie d’Italia di proseguire temporaneamente la produzione entro un limite massimo di quattro milioni di tonnellate annue, vale a dire su livelli produttivi significativamente ridotti e, dunque, con un minore impatto emissivo. Tutto questo, per un tempo utile per passare all’adozione delle nuove tecnologie ”.
Una misura straordinaria e temporalmente circoscritta quindi, che, secondo il Presidente di Confindustria Taranto, dovrebbe essere accompagnata da un impegno diretto dello Stato nel finanziamento della trasformazione tecnologica dell’impianto. “Parallelamente lo Stato dovrà farsi carico dei costi necessari alla realizzazione dell’impianto di DRI e di uno o due forni elettrici, infrastrutture indispensabili per accompagnare concretamente il processo di decarbonizzazione. – Aggiunge Toma – Solo così sarà possibile consentire all’ex Ilva di attraversare questo difficile passaggio, mantenendo in piedi il tavolo governativo e dando nel contempo attuazione ai progetti già in itinere, gran parte dei quali peraltro già legati ai processi di decarbonizzazione,che la nostra stessa Confindustria ha promosso e portato avanti, anche nella prospettiva, in cui crediamo, di creare le condizioni per nuove prospettive di lavoro in un’ottica di sostenibilità.
La priorità è salvaguardare il lavoro – si legge nella nota – ma, ancor prima, la salute dei cittadini. Questi due diritti fondamentali non possono e non devono essere messi in contrapposizione. La strada da percorrere è quella di una transizione vera, sostenuta da investimenti certi e da un cronoprogramma vincolante, che consenta di ridurre progressivamente l’impatto ambientale senza produrre, nel frattempo, un devastante vuoto occupazionale e sociale ed una inevitabile desertificazione industriale”.
Il Presidente di Confindustria Taranto torna infine a plaudire all’iniziativa promossa dal Presidente della Camera di Commercio di Taranto-Brindisi, Vincenzo Cesareo, nella sua veste di imprenditore, finalizzata alla costruzione di una cordata di imprenditori locali e nazionali interessati a partecipare alla partita per l’acquisizione dello stabilimento, oggi al centro dell’attenzione di diversi operatori del settore siderurgico.
“È un’iniziativa che abbiamo guardato con favore sin dal primo momento perché testimonia la volontà del sistema imprenditoriale di non restare spettatore rispetto al futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. La presenza di una componente imprenditoriale radicata sul territorio potrebbe rappresentare un valore aggiunto importante, nella prospettiva di un progetto industriale credibile, sostenibile e capace di coniugare produzione, innovazione, tutela ambientale, salute e occupazione, di cui la comunità possa avere reale contezza. – Conclude il Presidente di Confindustria – Taranto ha bisogno di risposte immediate, ma soprattutto di una prospettiva certa: è il momento di assumere decisioni coraggiose e definitive”.


