In uno scenario di incertezza, il Governo starebbe lavorando a un piano alternativo nel caso in cui entrambe le trattative dovessero fallire. Tra le ipotesi che tornano a circolare con maggiore insistenza c’è quella di un coinvolgimento del gruppo Arvedi
Slitta ancora il percorso di salvataggio dell’ex Ilva. La promessa di chiudere il processo di vendita entro aprile non è stata mantenuta, complice lo stallo nei negoziati con i due principali player internazionali in campo: Flacks Group e Jindal International.
Secondo quanto riportato dal giornalista de Il Sole 24 Ore, Carmine Fotina, nelle ultime settimane non si registrano progressi significativi. Al contrario, le richieste avanzate dai potenziali acquirenti e le rassicurazioni necessarie hanno reso più complesse le valutazioni dei commissari straordinari e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
In questo scenario di incertezza, il Governo starebbe lavorando a un piano alternativo nel caso in cui entrambe le trattative dovessero fallire. Tra le ipotesi che tornano a circolare con maggiore insistenza c’è quella di un coinvolgimento del gruppo Arvedi.
Se i negoziati con Flacks e Jindal non dovessero andare a buon fine, l’attuale gara si chiuderebbe senza aggiudicazione. Sarebbe quindi necessario avviare una nuova procedura, aprendo la strada ad Arvedi, che potrebbe presentarsi con una proposta rivista e una compagine societaria più ampia. Tra i possibili partner internazionali, secondo Fotina, il principale indiziato resta Qatar Steel, già sondato dal Governo durante una recente missione istituzionale nei Paesi del Golfo. Alla cordata potrebbe affiancarsi anche un fondo finanziario internazionale.
Dalla fine della gestione della famiglia Riva, avvenuta 13 anni fa, l’ex Ilva è costata allo Stato italiano oltre 3,6 miliardi di euro, confermandosi uno dei dossier industriali più complessi e onerosi del Paese.


