L’ associazione:”Quale percorso industriale vuole realmente sostenere la Regione Puglia?Abbiamo già scritto e chiesto che lo Stato deve fare lo Stato”
Pubblichiamo la nota per intero
Tra continuità produttiva, acciaio verde e battaglie giudiziarie, la posizione della Puglia rischia di parlare due lingue diverse. Al presidente Decaro chiediamo una cosa semplice: chiarezza.
Abbiamo già scritto e chiesto che lo Stato deve fare lo Stato. Per elementare simmetria istituzionale, lo stesso principio dovrebbe valere anche per la Puglia: la Regione faccia la Regione.
Sulla vicenda ex Ilva, infatti, oggi convivono due linee che appaiono difficili da conciliare.
La prima è una posizione giudiziaria che Antonio Decaro ha ereditato dalla precedente gestione Emiliano. Fu infatti la Regione Puglia, nel dicembre 2022, quando presidente era Michele Emiliano, a intervenire ad adiuvandum nel procedimento promosso dai cittadini tarantini davanti al Tribunale di Milano. Si trattò di un intervento con cui la Regione fece proprie le difese dei ricorrenti e chiese l’accoglimento integrale del ricorso che, nella sua domanda principale, prevedeva anche la chiusura dell’area a caldo e la cessazione delle relative attività.
È quindi corretto precisare che Decaro non fu l’autore di quella scelta: all’epoca non era presidente della Regione. Ma è altrettanto rilevante osservare che, una volta insediata la nuova amministrazione, quella posizione non risulta essere stata formalmente abbandonata. Nel 2026 l’Avvocatura regionale ha anzi dichiarato pubblicamente che “la nostra posizione sarà mantenuta”, e la Regione ha continuato a partecipare al giudizio.
Ed è qui che nasce la contraddizione politica.
Perché il Decaro europarlamentare, prima, e il Decaro presidente della Regione, poi, hanno espresso una linea industriale apparentemente molto diversa: acciaio a Taranto, decarbonizzazione, intervento dello Stato e continuità produttiva.
Da europarlamentare Decaro aveva sostenuto che il futuro della siderurgia passasse non dalla sua cancellazione, ma dalla produzione di green steel. Da presidente, nel giugno 2026, ha poi affermato in maniera ancora più esplicita che l’azienda “deve continuare a produrre” e che occorre garantire la “continuità produttiva”.
Dopo la pronuncia della Corte d’Appello di Milano, la stessa linea è stata ribadita: Decaro ha sostenuto che un polo siderurgico decarbonizzato deve restare a Taranto.
Il problema, quindi, è questo: Decaro oggi governa una Regione che continua a sostenere una posizione processuale ereditata dalla precedente amministrazione, mentre contemporaneamente dichiara di voler garantire la produzione di acciaio e la continuità produttiva dello stabilimento.
Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere necessaria una spiegazione. Quale percorso industriale vuole realmente sostenere la Regione Puglia?
Se l’obiettivo è mantenere la produzione siderurgica a Taranto durante la transizione verso forni elettrici, DRI e nuovi impianti, occorre dirlo chiaramente e spiegare come si intenda garantire la continuità produttiva.
Se invece la Regione ritiene che l’attuale ciclo debba cessare prima ancora che sia disponibile un sistema produttivo alternativo, anche questa è una scelta politica legittima, ma deve essere dichiarata apertamente.
È proprio su questo punto che oggi la posizione regionale appare sospesa tra l’eredità processuale della gestione Emiliano e la linea industriale dichiarata da Decaro.
Presidente Decaro, allora qual è la posizione della Regione? la Regione Puglia vuole che a Taranto continui a essere prodotto acciaio oppure ritiene che l’attuale produzione debba interrompersi in attesa della realizzazione di un nuovo ciclo completamente decarbonizzato?
E inoltre: la Regione considera ancora pienamente attuale la posizione assunta nel 2022, quando chiese l’accoglimento integrale di un ricorso che comprendeva la chiusura dell’area a caldo?
Se sì, come si concilia quella posizione con le sue successive dichiarazioni sulla continuità produttiva?
Se invece la politica industriale della nuova amministrazione regionale è cambiata, perché non chiarire formalmente quale parte della precedente impostazione giudiziaria la Regione intende mantenere?
Non sono domande provocatorie, sono domande istituzionali.
E diventano ancora più attuali oggi che Ilva in amministrazione straordinaria ha presentato ricorso in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello: tra i soggetti nei cui confronti il ricorso è proposto figura anche la Regione Puglia. Nelle fonti pubbliche consultate sino al 17 agosto non emerge ancora una nuova e specifica presa di posizione regionale sul comportamento che la Regione intenderà assumere in questa fase davanti alla Suprema Corte.
Non basta più stare nel mezzo
Antonio Decaro ha dalla sua una posizione industriale che, nelle dichiarazioni pubbliche, appare persino coerente nel tempo: acciaio sì, ma decarbonizzato; polo siderurgico a Taranto; presenza dello Stato; continuità produttiva. Dal Parlamento europeo alla campagna elettorale, fino alla presidenza della Regione, questo filo è riconoscibile.
È proprio questa coerenza dichiarata, però, che rende necessario spiegare l’altro filo: quello giudiziario della Regione Puglia.
Perché un’istituzione non può permettersi che la sua politica industriale sembri andare in una direzione mentre la sua posizione processuale continua a produrre effetti potenzialmente opposti, senza spiegare ai cittadini come le due cose dovrebbero conciliarsi.
Al Governo abbiamo chiesto di smettere di essere spettatore della più grande crisi industriale italiana e di fare finalmente lo Stato.
Alla Puglia chiediamo esattamente la stessa cosa.
Presidente Decaro, dica con chiarezza se la Regione vuole ancora l’acciaio a Taranto, come intende produrlo e soprattutto come pensa di accompagnare il passaggio dall’attuale sistema a quello futuro senza trasformare la “continuità produttiva” in un ossimoro.
Perché Taranto non ha bisogno di un’altra istituzione che osservi gli eventi, commenti le sentenze e chieda tavoli ad altre istituzioni.
Ha bisogno di una Regione che scelga, proponga, difenda la propria scelta e se ne assuma la responsabilità.
Perché, alla fine della musica, quando si fermerà quello che sembra il valzer dello scaricabarile istituzionale, qualcuno resterà con il cerino acceso in mano.
E quel cerino rischia di rimanere proprio alla Regione Puglia e al Comune di Taranto, mentre la miccia di una possibile bomba sociale sarà già accesa: cassa integrazione, licenziamenti, crisi dell’indotto e migliaia di famiglie coinvolte.
A quel punto non basterà più indicare le responsabilità degli altri. Il valzer sarà finito e Taranto, che non è in Lombardia, non è in Lazio ma è in Puglia, presenterà il conto. Per questo oggi servono scelte chiare.
Presidente Decaro, la Regione faccia la Regione!



