Dopo l’incontro a Roma, i sindacati criticano il piano industriale dell’azienda mentre emergono interessi per l’acquisto del sito pugliese. La reindustrializzazione resta la priorità
Resta in bilico il futuro dei 99 lavoratori dello stabilimento Hiab di Statte, dopo l’incontro tenutosi a Roma, mercoledì 12 febbraio, tra i sindacati e il management dell’azienda. La multinazionale, che ha deciso di delocalizzare la produzione nello stabilimento di Minerbio (Bologna), ha presentato un piano industriale che secondo i sindacati appare poco convincente.
“Il piano mostrato attraverso una decina di slide risulta molto approssimativo e non chiarisce quali siano le reali intenzioni di investimento sul sito emiliano, che dovrebbe diventare il polo nevralgico per l’Italia”, ha dichiarato Patrizio Di Pietro, segretario generale Fiom Taranto.
Si aprono però spiragli per il futuro del sito pugliese: l’azienda ha confermato di aver affidato all’advisor Vertus il mandato per la ricerca di possibili acquirenti. Al momento, secondo quanto emerso dall’incontro, ci sarebbero due soggetti interessati all’acquisizione e un terzo in fase di valutazione. Viene mantenuto il massimo riserbo sull’identità dei potenziali acquirenti e sulla loro attività imprenditoriale.
La Fiom ha ribadito che la priorità resta la reindustrializzazione del sito di Statte, prima di affrontare la questione della tutela dei lavoratori che potrebbero non essere riassorbiti dal nuovo acquirente. L’azienda ha avviato ieri la procedura prevista dalla legge 234, che prevede 60 giorni per formalizzare eventuali accordi. Un nuovo incontro, alla presenza dell’advisor Vertus, sarà programmato nei prossimi giorni per proseguire le trattative in vista di un possibile accordo in sede ministeriale.